Gli anni della pittura industriale, 1957 - 1959
 
  La prima menzione della dicitura pittura industriale è contenuta nel dattiloscritto con il quale il MIBI aveva annunciato la mostra e le conferenze tenutesi all'Unione Culturale di Torino dal 10 al 15 dicembre 1956.
Nel documento si legge: "Di 3 persone che utilizzano l'autobus due ignorano ancora la pittura industriale di Gallizio!".
Sul volantino la "pittura industriale" appare già allineata alle parole-chiave "Urbanesimo unitario" e "Psicogeografia". Designa l'appartenenza a un gruppo e indica l'intrinseca vocazione a una diffusione di massa. La sua comparsa alla fine del 1956, informa su una gestazione teorica preventiva, rispetto alla produzione effettiva. La "pittura industriale" nasce a tavolino anche se non va disgiunta dalle esperienze compiute da Jorn e Gallizio nel Laboratorio Sperimentale di Alba a partire dal settembre del 1955. La definizione è in relazione polemica con quella di disegno industriale ed è speculare all'opposizione della Bauhaus immaginista di Jorn alla Hochschule fur Gestaltung di Max Bill.
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Senza titolo o Rotolo di pittura industriale
(particolare)
1958

tecnica mista su rotolo di tela (resine plastiche, inchiostri tipografici, solventi)
cm 74,5 x 7400

Alba, Archivio Gallizio

si tratta del rotolo di pittura industriale più lungo, generalmente citato e identificato proprio a partire dall'indicazione della sua misura

La teoria sulla pittura industriale è per Sega Serra Zanetti, autrice del testo Arte astratta e informale in Italia (1946-1963), del 1995, un "progetto utopico molto vicino alle teorie marcusiane, al Marcuse di Eros e civiltà". Nella sua realizzazione emergono invece gli elementi di quella "cultura della flessibilità, dell'anti-funzionalismo della prolificazione dell'oggetto artigianale o industriale" che "vedrà il suo trionfo nell'affermazione dell'estetica del post-moderno degli anni Ottanta.
 

Le acque del Nilo non passarono ad Alba
1958

tecnica mista su rotolo di tela
(olio, resine plastiche)
cm 80 x 305 (a)
cm 80 x 75 (b)

Monaco di Baviera,
Galerie van de Loo

le due tele fanno parte di un unico rotolo che è stato tagliato in occasione della mostra presso la Galerie van de Loo di Monaco del 1959

 
La Caverna dell'antimateria
e il Tempio dei miscredenti 1958 - 1959
 
Insieme alla pittura industriale, la Caverna dell'antimateria è uno dei titoli più frequenti nella letteratura critica dell'opera di Gallizio.
Le fonti documentarie evidenziano una lunga fase ideativa che precede la realizzazione vera e propria dell'opera. Questa prima fase è strettamente connessa alla destinazione del lavoro, ovvero a un preciso luogo espositivo: la Galerie Drouin di Parigi. La trattativa con il gallerista, che coinvolgerà Asger Jorn, Guy Debord, Michèle Bernstein e lo stesso Gallizio, è lenta e complessa. Quello che sovente verrà nominato come "affaire Drouin", si protrarrà infatti dal gennaio 1958 al maggio 1959, mese di apertura dell'esposizione della Caverna.
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Senza titolo, 1958 - 1959

tecnica mista su tela (pigmenti metallici, vinavil, nero fumo, filo di ferro)
cm 80 x 170

collezione privata

quest'opera deriva da uno dei rotoli realizzati per il soffitto della "Caverna dell'antimateria" da Pinot Gallizio in collaborazione con il figlio Giorgio (Giors Melanotte).

L'atteggiamento della critica, cui va associato, problematicamente, il giudizio liquidatorio dei situazionisti, che non mancheranno di sottolineare "la cattiva presentazione di questo saggio di costruzione di un ambiente", non ha impedito l'evidenziarsi di alcuni tra gli elementi essenziali della Caverna. La definizione di ambiente, la nuova condizione del pubblico e il confronto con l'operazione di Klein, si ritroveranno infatti in molte letture successive.
L'opera è pubblicata per la prima volta sul catalogo della mostra Il Laboratorio Sperimentale, aperta da Notizie a Torino nel gennaio 1960. È illustrata da una fotografia, scattata durante l'inaugurazione da Drouin, che ritrae Jacques Prévert e Giors Melanotte. Nel testo in catalogo Renzo Guasco segnala, in quella che chiama "Grotta dell'antimateria", il passaggio dal quadro appeso ai "quadri abitabili, quadri che siano pareti, muri, finestre".
Nel maggio 1960 Pinot Gallizio allestisce la propria personale allo Stedelijk di Amsterdam. Espone qui la Caverna dell'antimateria in versione bidimensionale, a parete.
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I Jonidi nel vuoto incombinato.
Elemento spaziale del Tempio dei miscredenti
1959

tecnica mista su tela (olio, resine plastiche)
cm 220 x 1000

Milano, collezione privata

 
A Palazzo Grassi, Gallizio presenta anche un'altra opera di grandi dimensioni. È ancora la cronaca dell'8 luglio a informare che "Il Tempio dei miscredenti composto da un grande baldacchino vuoto sul cui fondo c'è una tela dipinta lunga dieci metri, trova posto nell'altra sala del Gallizio". Il catalogo lo riporta nell'indice con il titolo esteso: Lo spazio incredulo dei dissimmetrici. Elemento spaziale del Tempio dei miscredenti.
Dipinto nel corso del 1959, Lo spazio incredulo dei dissimmetrici era già stato esposto nella personale allo Stedelijk. Quanto al Tempio, si tratta di un ambiente irrealizzato per il quale Gallizio dipinse due soli elementi. Allo Spazio incredulo dei dissimmetrici va infatti accostata la tela I Jonidi nel vuoto incombinato, esposta a Torino nel gennaio 1960 alla mostra del Laboratorio da Notizie. È in quell'occasione che l'aveva descritta Angelo Dragone su Stampa Sera. La "grande pittura parietale" è definita dall'artista "elemento per un ambiente"."Ma si tratta di un ambiente che subito prende il visitatore con la stessa suggestione che avrebbe una grotta preistorica, con le sue misteriose figurazioni. Preziosa nei toni, in una lavorazione ricchissima, libera quanto ad elementi figurali, la tela - lunga dieci metri, alta più di due - occupa con abbondanza due intere pareti. Si dice che Gallizio l'abbia dipinta sul tetto di un'autorimessa dove è poi rimasta ad asciugare per mesi, mentre di tanto in tanto un temporale le rovesciava sopra violenti scrosci di pioggia (...). Di quale "ambiente" questa prodigiosa tela potrebbe divenire l'elemento fondamentale?".
Giorgina Bertolino
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