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PINOT GALLIZIO |
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| Dalle
prime "esperienze" al Laboratorio, 1953 - 1957 Giorgina Bertolino |
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| Gli
anni della pittura industriale 1957 - 1959 La Caverna dell'antimateria e il Tempio dei miscredenti 1958 - 1959 Giorgina Bertolino |
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| I
cicli del 1960: La Gibigianna e La Storia di Ipotenusa Giorgina Bertolino |
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| Pinot
au Pays des Vikings e i dipinti del 1961 Giorgina Bertolino |
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| Le
Notti di cristallo, 1962 Giorgina Bertolino |
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| Oggetti
e spazi per un mondo peggiore, 1963 Giorgina Bertolino |
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| I
Neri e l'Anticamera della morte, 1963 - 1964 Giorgina Bertolino |
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| Diario
emozionale, 1957 - 1960 Francesca Comisso |
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| Opere
su carta, 1954 / 55 - 1964 Francesca Comisso |
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| I
monotipi, 1974 - 1956 / 57 I disegni, 1956 - 1963 Francesca Comisso |
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| Pinot Gallizio ha incontrato,
interrogato e praticato la pittura negli ultimi dieci anni della sua esistenza,
tra il 1954 e l'inizio del 1964. Non si è trattato di un'avventura
solitaria, ma della partecipazione attiva ad alcune tra le vicende più
vitali che hanno caratterizzato la situazione artistica europea del suo
tempo, condivise con artisti critici e teorici quali Asger Jorn, Lucio Fontana,
Constant Nieuwenhuys, Guy-Ernest Debord, Wilhem Sandberg, Luciano Pistoi,
Maurizio Corgnati, Carla Lonzi, Michel Tapié, Maurizio Calvesi, per
non citare che i più significativi e influenti. La singolarità
della posizione di Gallizio nel panorama internazionale di quegli anni risiede
dunque non solo nelle intenzioni e nella morfologia delle opere, ma anche
nelle tappe di un itinerarlo teorico, critico ed espositivo non assimilabile
a quello di alcun suo contemporaneo. [...] La pubblicazione del catalogo generale che raccoglie e riordina, suddiviso per tipologie, l'intero repertorio della sua produzione apre un nuovo ciclo di riflessioni, in cui la verifica dell'autenticità delle opere, le ipotesi di datazione, la ricostruzione filologica degli eventi espositivi, critici e collezionistici si offrono come punto di partenza per un confronto serrato con i problemi di metodo, indispensabile per un'opera che, con la teoria e la pratica della pittura industriale, della partenogenesi, della pittura in collisione, pone in questione il concetto stesso di autorialità. È questo un nodo che la vicenda critica costruitasi intorno alla figura di Gallizio ha in molti casi eluso, enfatizzando e mettendo in primo piano la singolarità di un percorso biografico anomalo, da cui l'originalità dell'opera deriverebbe come per emanazione. |
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"... Individuo - creatore anzi registratore Pinot Gallizio |
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| Nell'opera di Gallizio emergono
istanze di proiezione nell'ambiente e valenze simboliche primarie che consentono
di ricondurne ii percorso a quella linea vitale dell'arte italiana che è
stata inaugurata da Lucio Fontana alla fine degli anni Quaranta, ripresa
da Piero Manzoni e dallo stesso Gallizio allo scadere dei Cinquanta e quindi
sviluppata in tutte le sue potenzialità a partire dal 1967 da parte
degli artisti attivi a Roma, Torino, Milano e Genova tra l'Arte Povera e
i suoi immediati dintorni. Ma egli appartiene anche a un'altra storia, a una vicenda pittorica che non è identificabile tout-court con quella dell'Informale italiano, ma che si nutre, nel suo aspetto gestuale, di confronti con esempi americani, francesi e giapponesi, e questo senza mai interrompere quel cordone ombelicale con l'istanza narrativa, con ii lavorare per cicli tematici, che è la via attraverso cui Gallizio ha assimilato e poi superato la figurazione Cobra. Il paradosso di un tragitto creativo che insieme sfida e recupera il valore dell'opera, nei suoi limiti fisici e nelle sue convenzioni linguistiche, non ci pare più tale oggi che è giunto definitivamente a conclusione, nella pratica artistica e nella critica, il processo di smontaggio dei miti modernisti. Nessuno strumento meglio di un catalogo generale può aiutare a comprendere i legami profondi che collegano tra loro i diversi momenti dell'attività di un artista, e, nel congedare ii regesto delle opere di Gallizio, auspichiamo si possa trattare di uno strumento aperto, sia nel senso del possibile incremento di informazioni riguardo alle opere di cui si sono perdute le tracce, sia in direzione di ulteriori passi di approfondimento del significato della sua presenza nell'arte europea del secondo novecento. |
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Maria Teresa Roberto |
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