Introduzione
Giorgina BERTOLINO, Francesca COMISSO, Maria Teresa ROBERTO

La scrittura è stata per Pinot Gallizio un luogo di sperimentazione intensamente praticato, in cui sono confluiti, come nella pittura, istanze e motivi legati a tutti i campi del suo operare. il suo percorso artistico prende l’avvio nel 1953-1954, mnnestandosi su una feconda esperienza di “chimico botanico archeologo” - così l’artista sceglie di definirsi in una nota autobiografica del 1959 -, ma i primi scritti risalgono agli anni precedenti, tra la fine dei Quaranta e i primi Cinquanta, e alternano il registro scientifico a quello letterario. Sono memorie degli scavi archeologici condotti nel territorio di Alba, dove egli era nato nel 1902, dispense di geologia, ricettari erboristici, abbozzi di racconto e brogliacci teatrali in cui il ricordo della lotta partigiana si intreccia a foschi scenari fantascientifici.
Poi, dalla metà degli anni Cinquanta fmo al 1964, quando l’artista scompare a pochi mesi dalla Biennale di Venezia in cui gli era stata assegnata una sala personale, la scrittura ha accompagnato passo per passo la produzione pittorica. Stimolato da Asger Jorn, con cui inizia nel 1955 un fecondo rapporto di scambio e di collaborazione, Gallizio inizia a registrare ogni tappa della sua ricerca sperimentale, e quindi a elaborare alcuni testi teorici, che hanno il loro centro nel Manifesto per la pittura industriale del 1959.

Schizzi e appunti manoscritti, 1957

Molte sono le pubbliche dichiarazioni e molti i documenti legati all’attività dell’Internazionale Situazionista, di cui Gallizio è stato nel 1957 uno dei fondatori, e significativo è lo scambio epistolare con Guy Debord.
Prima e dopo l’allontanamento dall’IS, avvenuto nel 1960, fioriscono le riflessioni velocemente annotate sul retro di innumerevoli fogli prestampati del Consiglio Comunale di Alba, sulla carta intestata “la chimica vegetale”, a margine di libri o articoli, in appunti talvolta inestricabilmente intrecciati a disegni, che spesso alternano l’italiano al francese e in alcuni casi al latino. La vocazione narrativa e autobiografica accompagna, anche se talvolta in sordina, tutto il suo itinerario artistico, per immagini nel Diario emozionale, tradotta in invenzione linguistica nel corpus dei titoli dei dipinti, più distesamente affrontata nell’epistolario con Carla Lonzi dei primi anni Sessanta, in cui intorno al tema del segno la riflessione si apre al nuovi temi dell’antropologia e dello Zen. La scrittura di Gallizio adotta raramente un registro pianamente descrittivo. Negli appunti, nelle lettere e nei testi destinati alla pubblicazione, il suo è un linguaggio operativo in cui le singole parole fanno da ingranaggio alla riflessione e alle azioni messe in campo in pittura. I fogli manoscritti di appunti, in questo senso, sono particolarmente preziosi poiché evidenziano, anche visivamente, la processualità di un pensiero che trova pause negli a capo e inflessioni in un uso estremamente libero della punteggiatura, che guadagna mobllità nello stratificarsi, a piena pagina, delle note a margine e dei rimandi spesso veicolati dalle frecce. Analogamente al testo pittorico il testo scritto funziona come impianto a più fuochi. In quella che appare come una costellazione di segni, le parole sono materia linguistica in qualche modo assimilabile alla materia pittorica. Alcune parole “lavorano” e ricorrono più di altre, come nel caso dei composti con il suffisso “anti” o in quello dell'impiego del termine "teoria". A cominciare dall’antibrevetto l’artista crea, per giustapposizione, un contraddittorio interno alle parole, preferendo la visibiità di un possibile rovesciamento dialettico alla ricerca terminologica dei contrari. Queste parole-concetto compongono una sezione critica articolata per obiettivi polemici: antinoia, antimonotono, antieconomico, antistile. D’altra parte prospettano, a partire dagli spunti dedotti dalle teorie della fisica contemporanea, lo spazio ennesimo dell’antimondo espanso via via a un’antiluna e alle antigalassie, abitato dall’antiuomo e dalle sue emozioni: l’antiamore e l’antipaura. Tra le righe delle sue teorie, Gallizio dichiara la propria fonnazione scientifica e, secondo una sua caratteristica attitudine, le ancora a un’applicazione possibile.

"La Notte etrusca" dal ciclo
Le Notti di cristallo, 1962
(particolare)

La teoria (topologica, chimica, dei segni e dei colori proporzionabii, della pittura industriale, calda dei colori equipollenti e atonali, degli scambi, del doppio zero, del viol mental-artistique, della simpatia) è l’abbrivio della sperimentazione, uno schema che traduce la nozione in realizzazione creativa. Un’analoga tensione informa la scrittura dedicata all’utopia e alla prefigurazione del mondo nuovo. Gallizio disegna a parole le sue città aeree (amaca, in letargo, nell’aria) e nel Manifesto dedicato alla pittura industriale, tutto declinato al futuro, la sua scrittura fortemente iconica inventa, trasforma, e mette in scena la differenza dal mondo vero. il gioco di nominazione, tipico della fondazione utopistica, ha un suo versante nella titolazione delle opere, pratica anch’essa di scrittura, nella quale l’artista rivela le proprie doti narrative, ironiche e poetiche.
Il libro raccoglie per la prima volta l’intero corpus degli scritti dell’artista, e amplia lo studio sistematico compiuto dalle autrici nel volume Pinot Gallizio. Catalogo generale delle opere (1953-1964), edito nel 2001. Relativamente alla pubblicistica dedicata ai temi dell’erboristeria e aromateria e agli studi archeologici, si è scelto di fornire alcuni brevi estratti in anastatica per il rilievo di queste tematiche nella ricerca artistica di Gallizio. I testi originali sono tutti conservati presso l’Archivio Gallizio e il Fondo Gallizio della GAM di Torino. In vita l’artista, furono pubblicati, oltre a due volantini redatti a nome dell’internazionale Situazionista, il Manifesto della pittura industriale. Per un’arte unitaria applicabile (1959) e i due racconti "Millenovecentoquarantaquattro" e "il sola” dilettante (1960). Una prima selezione di scritti è stata ordinata e pubblicata nel 1974 da Mirella Bandini nel catalogo della mostra retrospettiva Pinot Gallizio e il Laboratorio Sperimentale d’Alba alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e, nel 1984, un consistente insieme di testi e appunti ha accompagnato un saggio redatto da Paolo Thea per la rivista “Alba Pompeia”. Rispetto ai documenti editi si è proceduto in molti casi a una ridatazione e, talvolta, alla ricomposizione di un ordine discorsivo e all’integrazione di parti di testo non pubblicate. Per l’ampio nucleo inedito di testi, appunti e lettere, alla trascrizione dal manoscritto si è affiancato il confronto con eventuali ulteriori redazioni dattioscritte, e l’attribuzione della data quando non presente. Rispetto a tutti i testi si è scelto di rispettare nella trascrizione la presenza, documentata nelle versioni manoscritte, di caratteri maiuscoli e, in particolare, l’uso frequente del sottolineato e del trattino, che restituiscono alla scrittura dell’artista l’enfasi del racconto e il ritmo del pensiero.
A fronte del carattere eterogeneo, asistematico e talvolta incompiuto di questi materiali, e delle molteplici relazioni che li legano, il progetto per questa raccolta di scritti è stato strutturato a partire dall’elaborazione di un lemmario di idee, nozioni e parole-chiave. Con l’assunzione di un indice tematico si è inteso fornire uno schema di inquadramento che evidenziasse, rispetto all’ordinamento cronologico, la ricorrenza e lo sviluppo nel tempo di alcuni principali nuclei di riflessione quali il pensiero scientifico, la problematica politica e la narrazione, invitando il lettore a percorrere il volume in modo aperto, attraverso un sistema interno di rimandi. Ogni voce è introdotta da un breve testo delle autrici che la contestualizza all’interno della ricerca di Gallizio e in rapporto a dibattiti e riflessioni maturate nel confronto con altri artisti, critici e intellettuali, fornendo direzioni di lettura al differenti documenti che vi compaiono.
Per rendere evidente e fruibile la dimensione relazionale degli scritti e valorizzarne la valenza visiva si è scelto di collocarli in una cornice polifonica di documenti che potesse ristabilire la loro prossimità con la produzione artistica, con gli incontri e gli eventi che la accompagnarono, con alcune delle voci che intrecciarono il percorso esistenziale e artistico di Gallizio. I testi, pubblicati spesso anche in anastatica, sono affiancati dalla riproduzione di alcune opere, da materiali fotografici e documentari, schizzi e brevi estratti da scambi epistolari. La ricchezza e l’eterogeneità dei materiali raccolti nel volume si richiama inoltre a un carattere peculiare della pubblicistica situazionista, rintracciabile tra l’altro anche nelle due prime monografie dedicate all’artista nel 1960.
Il lemmario fornisce, nella sequenza dalla A alla Z, la struttura e l’indice del libro. Come per ogni alfabeto, è solo nella mobilità delle lettere, nel loro scomporsi e ricomporsi in parole, che prende corpo il discorso. In questa mobilità, cui invitiamo il lettore speriamo di avere restituito la vitalità di un pensiero che sfugge a ogni sviluppo lineare e sistematico.
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