A Giovanni Drago, Torino

[Alba, 4 novembre 1940]

Caro Giovanni,
ho appreso la maggior parte delle tue notizie, la salute tua, dal torinesissimo eloquio di tua zia: il sollievo è stato immediato e profondo. Inconsistente è la tua scusa per la mia attesa, come inconsistente è stata la mia nota: antidoti infallibili sono stati la loquela di tua zia e la personale conoscenza di tua madre, di cui rechi nel volto piú di un'impronta. Ho udito, e ho sorriso, la requisitoria della zia contro la tua inclinazione artistica, e il lumeggiamento della imprescindibile necessità familiare del tuo avviamento alla farmaceutica; a onor del vero, tua zia ha però parlato di te, seppure a mezzi toni, come di un sacrificato...
Farmacia... Consummatum Est? Proprio?
Ad ogni modo, non vedo in questa decisione un ostacolo reale alla tua inclinazione: concordi con me nel pensare e soprattutto nel vedere che le preoccupazioni ed i calcoli posizionistici, sono dighe ridicole al prorompere delle passioni sentite. M'informi di avere terminato una dissertazione filosofica sull'arte. Ascoltami: erro pensando che è stata una reazione del cervello contro il cuore che ha tante cose da dire, ma non sa, e forse non può, esprimere? Tu sei piú portato alla poesia che alla critica, ami troppo il sentimento, per sostituirlo durevolmente colla logica, concordi troppo con me nell'affermare che la pensosa disquisizione critica non vale il piú microscopico briciolo di poesia vera... Del mio eventuale ed in ogni modo presunto malinteso, mi libererai a voce. Mi richiedi notizie dell'ultimo mese di scuola?
Non si è avuta la cena, bensí una serata al circolo: molto elegante, molto dignitosa e... spaventosamente fredda. Congedati professori e compagne, la serata è continuata, però sulla rotonda del Tanaro, fino alle cinque del mattino.
È stata una cosa molto triste, ad onta delle provviste bacchiche e i tentativi eroici di alcuni per alleggerire la pesantissima atmosfera: il resto del mattino e l'intero pomeriggio è stato dedicato agli addii e alla personale presenza alle partenze.
Alle sette della memorabile sera, rimanemmo ancora: Longo, Porcari, Cencio, Bertolino, Prone ed io.
Durante l'estate ho visto Porcari innumerevoli volte, Longo solo a un ricevimento in casa Cencio, ridottosi a un puerilissimo intreccio di giochi di società: ed a un ricevimento in casa Bianco-Crista, imperniatosi su una pigra disputa in lingua inglese sulla valutazione critica di "Typee" di Melville.
Protagonisti: Longo, profonda conoscitrice del libro, che si mischiava nel suo genere preferito, Mr.Gavuzzi, un anglo- italiano dal magnifico accento londinese e dalla crassissima ignoranza, eletto giudice ed interprete di Longo. Crederai, come me, in una ironia del destino, se t'informo che Longo, Porcari ed io siamo iscritti allo stesso indirizzo (moderno) della stessa facoltà (lettere e filosofia) e che saremo sempre insieme per questioni di viaggio. In settimana sarò a Torino, non posso precisarti il giorno: comunque le occasioni di trovarci non mancheranno e noi non le trascureremo.
Arrivederci,

Beppe

Manoscritta; presso Margherita Fenoglio. La data è quella del timbro postale sulla busta.