1895 ... Marconi
e la storia della radio

dal Museo Pelagalli di Bologna

 



LA RADIO, IL FASCINO DELL'IMPALPABILE
di Arturo Buccolo

Raccontare in una mostra la storia della radio - lo sottolineiamo rifacendoci ad un illuminante saggio di Franco Monteleone e Peppino Ortoleva - è, di per sè, una sfida. Una sfida perchè significa rendere visibili le vicende del più impalpabile tra i mezzi di comunicazione. Un mezzo affidato ai suoni e alla percezione uditiva ma anche fondato su alcun collegamento materiale, su onde elettromagnetiche quantomai brevi ed evanescenti.

La pila a colonna di Volta
1745-1827

Eppure, nella sua impalpabilità, la radio è stato uno dei più importanti strumenti di trasformazione di questo secolo, il primo mezzo di comunicazione realmente di massa, con tutti i pregi e i difetti che ne possono conseguire sul piano politico e sociale.
Non sta a noi ricordare il suo ruolo nell'affermazione dei regimi totalitari di occidente ma anche, al tempo stesso, la sua importanza nel processo di alfabetizzazione legato al secondo dopoguerra. E poi i fenomeni di costume: dalla radiolina a transistor sulle spiagge del 600m economico all'autoradio come status symbol, dai ritornelli della pubblicità all'annuncio del segnale orario.

Da Talete a Marconi
La storia della radio, dunque, una storia che si perde nella notte dei tempi, nel bastoncino di ambra che il filosofo Talete di Mileto strofinava su una pelle di capra creando cariche elettrostatiche, e, attraverso i secoli, attraverso infiniti personaggi, arriva nel 1895 alla sintesi di Marconi.

E Marconi - inventore, imprenditore e leggenda - è il personaggio intorno al quale ruota la mostra che la Fondazione Ferrero ospita dall'11 ottobre al 2 novembre 1997, una mostra che, partendo dal Museo Pelagalli di Bologna, si arricchisce ad Alba di un'inedito percorso storico e didattico. Fondamentale in questo senso, complici gli splendidi spazi architettonici, l'originale involucro estetico, un involucro teso a coinvolgere, come già avvenuto in passato nelle mostre dedicate alle macchine di Leonardo da Vinci e all'opera dello scrittore Beppe Fenoglio, un pubblico estremamente eterogeneo, appassionati ma non solo, con una particolare attenzione al mondo della scuola.
Oggetti, innanzitutto: dal telegrafo di Morse al tavolino da cui Marconi lanciò i primi segnali, dai più importanti modelli di questo secolo (che seguono, passo dopo passo, la storia del design) al microfono di papa Pio XII; ma anche immagini, documenti, suoni. Suoni. La radio è, soprattutto, suono.

La macchina di Wimshurst per il
caricamento delle bottiglie di Leida

E il suono è il filo conduttore dell'allestimento, un'allestimento sobriamente multimediale, in grado di creare, in una continua interazione con lo spettatore, stimoli multiformi ed imprevedibili.

Telegrafo Morse da campo


La radio in cerca di una forma

"La radio ha la capacità di creare un mondo suo, sensibile e reale, nonostante il carattere di astrattezza che le è proprio" ricordava Rudolf Arnheim in La radio cerca la sua forma, un saggio del 1937 ancora estremamente attuale. Di qui, ricollegandoci a quanto ricordato all'inizio, lo spirito della mostra proposta dalla Fondazione Ferrero, una mostra che vuole evitare ogni - peraltro inutile - celebrazione tentando la ricostruzione di un processo estremamente articolato e sfuggente, un percorso in grado di superare ed avvolgere - appunto in maniera impalpabile - tanto la Tecnologia quanto la Storia.