Un giurista tra principi e sovrani

Pietrino Belli
a 500 anni dalla nascita

 
 
Al lettore
Rinaldo COMBA
L'attualità di Pietrino Belli nelle
relazioni internazionali

Franco Alessandro FAVA
 

Con l’odierna iniziativa, la Fondazione Ferrero intende proseguire il disegno portato avanti ormai da alcuni anni, e volto a far meglio conoscere e riconoscere le figure e le opere di coloro che sono stati vanto, ed hanno dato lustro alla loro terra natale, Alba, nei campi più diversi, dall’umanesimo alle scienze. Oggi è la volta di un altro grande albese, Pietrino Belli, precursore del diritto internazionale ed autore del primo trattato organico su questioni e aspetti legati al diritto internazionale: il De re militari et bello tractatus scritto dal Belli nel 1558, e pubblicato nel 1563 a cura di Francesco Portonari di Torino, stampatore in Venezia.

Consentitemi di iniziare dicendo che il suo vero primo nome era appunto Pietrino, e non Pierino. Il nome Pietrino figura sul frontespizio del trattato che lo rese famoso e in altri documenti coevi. La travisazione in “Pierino” fu forse dovuta a qualcuno che così lo tradusse dal latino, trattandosi di diminutivo comune nel resto d’Italia, un diminutivo che però col tempo ha finito con l’acquisire una connotazione un po’ canzonatoria.
L’improvvido traduttore non tenne conto del fatto che il nome “Pietrino” era e continua ad essere abbastanza diffuso in Piemonte. Io vivamente mi auguro che il convegno di oggi — in cui invito tutti ad indicare il Belli con il suo vero nome, Pietrino — contribuirà a far giustizia di questo luogo comune, eliminando la stonatura e ristabilendo la verità. Pietrino Belli (1502-1575), con il suo trattato, si colloca a giusto titolo nella rosa dei precursori del moderno diritto internazionale, tra coloro cioè che precedettero l’olandese Hugo Grozio (1583-1645), che del diritto internazionale viene generalmente considerato come il padre fondatore. Una rosa che comprende, se si tralascia Giovanni da Lignano (scomparso nel 1387), la cui opera fu improntata ad un marcato approccio teologico, appunto il Belli, i religiosi Francisco de Vitoria (1480-1546), Conrad Braun (1491-1563), Francisco Suarez (1548-1617), il militare Balthasar Ayala (1548-1584) e il filosofo Alberico Gentili (1557-1608), che insegnò ad Oxford.

Chi si è occupato più a fondo di questa tematica sa bene che, nel redigere le loro opere, molti di questi autori si rifaceano spesso l’uno al pensiero dell’altro, ma non sempre citando la fonte! Sicché è potuto accadere che primogeniture di concetti ed idee siano state attribuite a chi talora non le avesse effettivamente elaborate. Ed è proprio compito della storiografia ristabilire la verità, tenendo conto dei contesti temporali dei vari contributi. Nel suo trattato De re militari et bello, il primo nel suo genere, Belli affronta le tematiche dei rapporti tra gli Stati e le Signorie. Avanza proposte e suggerisce soluzioni.
Affronta con una straordinaria capacità e lucidità di analisi il tema della conduzione dei conflitti, introducendo l’utilizzo obbligatorio dello strumento del preventivo arbitrato tra le parti, prima di addivenire ad un conflitto aperto. Definisce i contorni dei diritti delle popolazioni civili interessate e coinvolte nei conflitti, riconoscendo ad esse, in molti casi, il diritto di riappropriarsi delle cose sottratte durante l’occupazione del nemico. Delinea il confine tra guerra offensiva e difensiva, nonché i casi di legittimo ricorso alle armi in soccorso della patria e in difesa della libertà. Molti di questi principi figureranno nelle convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907, sulla conduzione dei conflitti, e successivamente nelle convenzioni di Ginevra del 1929 e del 1949 sulla tutela dei combattenti e delle popolazioni civili durante i conflitti internazionali e non.

Potremmo dire che anche nel Belli tale distinzione è presente, anche se in un contesto lontano dal nostro nel momento in cui si discute sui conflitti tra Stati indipendenti e Signorie, non esercitanti in modo pieno il principio di sovranità. Scrive il Cavaglieri nel 1936: «... Il suo scopo non è quello di dettare un libro di cose militari, ma di mostrare quali siano secondo i principi del diritto le giuste cause di guerra: quali cose siano lecite e quali illecite ai principi e ai duci degli eserciti nella conclusione delle alleanze e nella condotta delle operazioni militari; come debbano comportarsi i capitani ed i militari stessi nei rapporti coi nemici in armi, coi prigionieri, coi mercanti ed agricoltori sia della propria parte sia della parte avversa, quale trattamento debba farsi ai beni del nemico...». La prima biografia del Belli è stata curata dall’albese Giuseppe Vernazza di Freney nel 1700 e grazie a questo lavoro non abbiamo perso la memoria storica del nostro personaggio.

L’importanza del Belli è ben presente nelle università estere. Purtroppo lo è meno in quelle italiane: basti pensare che nel 1936 la “Carnegie Endowment for International Peace”, nella collana di Oxford diretta da James Brown Scott, aveva curato la traduzione del trattato in inglese, con una lunga prefazione di Arrigo Cavaglieri, professore di Diritto Internazionale all’Università di Napoli. Anche la Fondazione Ferrero desidera contribuire al rilancio degli studi su Pietrino Belli, con l’impegno di affidare ad una équipe di illustri studiosi il compito di divulgarne ulteriormente nel mondo scientifico la figura e l’opera nonché di approfondire le tematiche presenti nel suo trattato, su molti argomenti ancora oggi attuali.

Ambasciatore
FRANCESCO PAOLO FULCI
Vice Presidente Ferrero International
HOME