Publio Elvio Pertinace
Atti della giornata di studi a cura di Massimo Pomponi

             
   
     
    Il breve regno (in)felice di Publio Elvio Pertinace:
considerazioni sull'impero romano alla svolta dell'età
severiana

Mario MAZZA
Ai margini dell'impero nell'età dell'angoscia:
Alba e il Piemonte romano al tempo di Pertinace

Sergio RODA
 
     
 

La scelta di dedicare una giornata di studi all’imperatore Publio Elvio Pertinace nasce dall’intento di approfondire e puntualizzare le conoscenze relative a questo importante personaggio, che rappresenta probabilmente il più illustre cittadino antico di Alba.
Quella di Pertinace è una figura alla quale la storiografia moderna ha dedicato negli ultimi anni diversi importanti studi (basti qui per tutti ricordare quelli di Lellia Cracco Ruggini) e il cui interesse per la cultura a noi contemporanea è dato soprattutto dalla concezione etica a cui egli volle ispirare il proprio governo, concezione che rappresenta un’esigenza viva e attuale ancora ai nostri giorni. A torto Pertinace è stato considerato un personaggio “minore” rispetto ad altri imperatori: fu minore, se vogliamo, unicamente per la sua scarsa notorietà e per la brevità del suo regno, durato solamente pochi mesi, durante i quali non ebbe la possibilità di portare a termine le imprese importanti cui aveva dato corso.
Questa limitata considerazione dipende infatti da un errore di prospettiva storica. In realtà Pertinace fu uno dei più degni rappresentanti della elite del mondo romano del II secolo d.C., un uomo che, malgrado le origini non nobili, riuscì a percorrere la carriera militare e civile rivestendo incarichi di grande importanza, che poté conoscere bene – da militare e da governatore – l’impero romano dai suoi limiti occidentali a quelli orientali, fino alla provincia d’Africa, tenendo poi le cariche di prefetto urbano a Roma, ossia governatore della città di Roma, e di console, prima di essere eletto imperatore. La sua scelta, imposta dai militari ma certamente condivisa dal Senato, fu in un certo senso accidentale, dovuta alla morte improvvisa di Commodo, ma avvenne sulla base di un cursus regolare, paragonabile a quello dei grandi imperatori, e in virtù di un prestigio che si era guadagnato proprio come militare attraverso le tante campagne in cui era stato a fianco di Marco Aurelio. E nella sua concezione del potere, teso alla riforma e alla moralizzazione dello stato nel momento in cui questo attraversava una fase di profonda crisi, con il rischio di una decadenza etica e civile, possiamo riconoscere i tratti di una intima affinità e della lunga consuetudine con il grande imperatore filosofo che lo aveva formato. Dunque con estrema soddisfazione si accoglie questo convegno di studi che, nei vari settori disciplinari coinvolti, contribuisce a gettare ulteriore luce sul carattere di un personaggio quale Pertinace, a cui non toccò in sorte di permanere a lungo sul palcoscenico della storia.

      dall'introduzione di
ADRIANO LA REGINA

Presidente dell'Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte
 
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