Arti del legno e del metallo in terra paleologa
 
Se il 1429 fu un anno particolarmente fausto per Alba e per la storia dell’arte, il merito si dovette indirettamente a un curioso e umile personaggio morto in odore di santità, nel 1150, dopo aver vissuto da facchino e da ciabattino (con l’intermezzo di un pellegrinaggio a Santiago de Compostela). Ma quando, il 31 gennaio 1429, il vescovo Alerino Rembaudi rinvenne quasi per divina ispirazione le sue spoglie, di Teobaldo Roggeri non si conosceva più neppure il luogo esatto della sepoltura. Il nuovo impulso dato al culto, rimasto nei secoli confinato pressoché esclusivamente ad Alba e dintorni, non fu privo di ripercussioni prestigiose in campo figurativo. [...]
    La fortuna del linguaggio lombardo in terra albese non dipendeva probabilmente solo dalla volontà della committenza di ricorrere ai servigi di un artista di prima grandezza. In verità il Marchesato del Monferrato confinava col Ducato visconteo prima e sforzesco poi, e non è stupefacente che la corte di Casale cercasse a Pavia o a Milano i propri modelli aulici di legittimazione figurativa; inoltre la dipendenza da Milano di una città come Alessandria deve aver favorito un’osmosi culturale di cui è dato cogliere ancora non pochi frutti preziosi.
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Scultore casalese
c. 1490 - 1500


Madonna che allatta il Bambino


Legno policromo
cm 95 altezza
Trino Vercellese, Oratorio del Santissimo Sacramento

Aggirandosi nelle chiese della sua Alba e guardandone le sculture, il giovane Macrino vedeva dunque una città gotica che aveva la dignità di una piccola capitale. Ma il gotico che vi si respirava non veniva soltanto dalla Lombardia.
Già lo splendido crocifisso della Maddalena conferma come il culto della forma che si apprezzava ad Alba non fosse ispirato dalla sola bottega di Urbanino e dei suoi figli; ma se lo sguardo si posa su altri e più snelli crocifissi, tutti databili con buona approssimazione entro il 1460 circa, come quelli di San Bernardino a Canale, delle parrocchiali di Corneliano d’Alba e Montaldo Roero e di Santa Caterina nella stessa Alba, non si tarderà a riconoscervi l’impronta di una cultura diversa, marcata da inflessioni espressioniste e popolari, diffusa lungo le valli che dalle terre cuneesi e monregalesi discendevano al mare.
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Scultore lombardo
c. 1440 - 50


Crocifisso
Legno policromo
cm 188 x 153 x 20
Alba, Chiesa di
S. Maria Maddalena

Scultore ligure - piemontese
c. 1450 - 60


Crocifisso e angelo
Legno policromo e dorato
cm 170 x 94
Canale, Oratorio
di S. Bernardino

Un rapporto privilegiato e regolare di Alba e del suo territorio con la Liguria, e in particolare con Savona e con Genova, non deve sorprendere un lettore che a questo punto avrà in mente da un canto la Madonna di Barnaba da Modena in San Giovanni, proprio ad Alba, e dall’altro il ricco codice diplomatico albese-genovese messo insieme da Arturo Ferretto, che evidenzia la precocità e la continuità di queste relazioni politiche e commerciali, con i fatti figurativi che non saranno da relegare sullo sfondo come a prima vista potrebbe sembrare.
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La stessa Acqui mantiene nel Quattrocento rapporti molto stretti con Albenga, ed è sintomatico che da questa città di orafi giungessero a più riprese suppellettili liturgiche di ragguardevole pregio – ma anche paramenti e manufatti lapidei lavorati – per compensare quella che dai documenti si direbbe un’effettiva povertà di suppellettili rappresentative. Le carte si riferiscono agli anni 1424, 1428, 1432, 1442 e 1453 e pongono la questione delicata del rapporto fra centri di produzione e sedi della committenza dei manufatti. Al tempo stesso mostrano tuttavia quanto policentriche fossero in realtà le terre paleologhe, spazio d’incrocio e di sovrapposizione fra esperienze diverse, ma anche segnato da condizioni strutturali non sempre riconducibili ad un solo modello.
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Il lungo gotico paleologo si affaccia oltre il 1500 agevolato dal tradizionale conservatorismo delle arti suntuarie, ma proprio le oreficerie dimostrano come la cultura casalese avesse in realtà molte e sfaccettate anime. Così, se il reliquiario di Anna d’Alençon intona un solenne peana al morente gotico flamboyant, le figure della croce di Teodoro Paleologo puntano verso una più rilassata e classicistica concezione della forma che comunica con efficacia il senso della svolta.
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Orefice lombardo
secondo quarto del secolo XV e Andrea da Brescia
1499 - 1500


Busto reliquiario di San Natale

Argento sbalzato, cesellato e dorato; rame dorato;
ottone argentato; cristalli
cm 45,5 x 43,5 x 31
Casale Monferrato
Tesoro del Duomo

Indipendentemente dalla peculiarità del linguaggio, è illuminante che l’orizzonte guardato dall’area monferrina resti a lungo lombardo. Come spiega Alessandra Guerrini, Cremona è molto verosimilmente il centro di riferimento per la magnifica croce di Giarole, quanto Brescia lo è per un oggetto radicalmente diverso
(e non solo, com’è ovvio, quanto a tipologia), il vigoroso e naturalistico busto di San Natale.
E ancora da Cremona viene nel 1505 la fastosa croce firmata da Giovanni Antonio Feta per il Duomo di Asti, vero manifesto di una cultura che punta a coniugare senso della realtà e fascino della calligrafia. In mezzo a tanta magnificenza rischia la penombra il calice del Duomo di Alba, isolato dalla scomparsa di tutte le oreficerie locali più o mano contemporanee: ma per quanto ancora non sia possibile stabilire dove sia stato fabbricato, la sua cronologia alta e il suo carattere, pertanto, di «presenza gotica» riaprono, senza ignorare l’Oltralpe, un percorso che conduce ancora verso la pianura padana.
Il prestigio dell’oreficeria – e indirettamente la celeberrima sensibilità tardomedievale per il colore e i materiali preziosi – è consolidato da quanto di essa si riflette nella scultura lignea, anche quando, sul crepuscolo del Quattrocento, si cerca gradualmente di rimpiazzare il primato della linea con la vittoria definitiva del volume. Ecco perché il Presepe di Alessandria, già a Trino, è così saturo di oro, non diversamente dal San Michele di Ponzone.
Orefice lombardo
metà del sec. XIV


Calice

Argento sbalzato, cesellato e dorato; rame; smalto
cm 22 altezza
Alba, Duomo
Ma quel che conta è verificare come sotto questo travestimento di aristocratico distacco pulsi una forma impregnata di una misura e di un decorum che hanno ormai rescisso ogni legame con la tradizione tardogotica. Proprio la statua di Ponzone, imparentata con svariati crocifissi e altre statue di area alessandrina, è indicatore efficace di come un moderato rinascimento padano nell’accezione lombardo-occidentale, ovvero il rinascimento di Macrino, si affacci nel legno non senza una sua originale e autonoma forza, ribadita con intelligente discrezione dalle rinnovate carpenterie all’antica di pale e polittici.
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Scultore ligure - lombardo
c. 1500 - 1510


San Michele arcangelo


Legno policromo e dorato
cm 110 x 55 x 22
Ponzone, Oratorio del Suffragio

Come si vede, fare storia delle arti del legno e del metallo in Alba paleologa vuol dire aggrapparsi ad alcuni straordinari capisaldi, ma anche misurarsi con ampie lacune che richiedono nuovi e attenti dissodamenti territoriali.
Fulvio Cervini
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