Architettura e arredo scultoreo ad Alba
La lettura della città di Novelli e di Macrino è oggi tutt’altro che agevole, e per questo soccorrono i fogli esposti in mostra di Alfredo D’Andrade e Giovanni Vacchetta. Le incombenze della facies comunale enfatizzata dal suo aspetto turrito e dagli spazi fissati dalla politica magnatizia, per una parte, ne hanno condizionato lo svolgimento; per l’altra, le sovrapposizioni e dispersioni più recenti rendono quasi improbabile una geografia delle presenze. Poco o nulla sappiamo del «.castelnuovo.» dei Paleologi, del complesso della Maddalena fondato da Margherita di Savoia e della casa dei marchesi assegnatale in abitazione, del palazzo del Carretto, così pure per le fasi quattrocentesche di San Francesco e San Domenico innescate dal noto breve di Eugenio IV del 1440.
C’è ragione di ritenere, tuttavia, che la geografia di primo Cinquecento fosse alquanto polarizzata: la cittadella episcopale con il Duomo nuovo e il ricostruito palazzo vescovile, l’ospedale; il palazzo Serralunga e altri limitati ammodernamenti per l’edilizia civile. A ben guardare gli interventi certi promossi dal Novelli sono «.politicamente corretti.» per la cultura cortese dell’ultimo quarto del Quattrocento, soprattutto per una realtà minore come quella albese, in cui l’iniziativa vescovile surroga e incrocia quella politica promossa da Casale, innescando focolai di rinnovamento urbano, qui come in altri centri di significato strategico del marchesato.

Giovanni Vacchetta
Cuneo 1863 - Fossano 1940


Disegno parziale del fregio della Danza dei folli (casa Do)
particolare

Matita e grafite su carta bianca
Cuneo, Società per gli studi storici, acheologici ed artistici della provincia di Cuneo

Il risultato finale è solo lontanamente paragonabile alla razionalità del «.largamento di canton Brignano.», voluto da Guglielmo VIII per la capitale monferrina, o alla massiccia attività edificatoria, a più voci, della burocrazia di stato nella Asti orléanese.
[...]
La dialettica antico-moderno consente qualche riflessione sull’uso dei materiali. Il ricorso a marmi e “pietre vive” è raro in Lombardia prima del 1470-80, ma in Piemonte questo materiale sembra quasi fuori mercato. Anche ad Alba sostiene l’illusione di eternità e iniziative di grande prestigio sia della sfera pubblica che privata, nel rispetto della valenza araldica della tradizione gotico-cortese.    
   

Plasticatore albese
1470 - 1480


Formella con mensole figurate e colonnine tortili perlinate

Terracotta lavorata a stampo
e stecca, già dipinta
cm 27 x 21 x 12,5
Alba Museo Civico "F. Eusebio"

 
 
Il suo utilizzo dipende in maniera significativa dal riuso di materiale romano, magari già trattato da rivenditori lombardi..
In sott’ordine al marmo, ma di reale significato strategico per il secondo Quattrocento nello stato monferrino, sono le arenarie locali di diverso colore e consistenza.
Sullo sfruttamento delle cave che richiedeva un avallo politico la ricerca è del tutto insoddisfacente. L’unico plausibile riferimento va al patrocinio della corte di Casale per le cave di Villadeati, dove prendono residenza diversi scalpellini lombardi.
Per Alba sarebbe interessante sapere se i capitelli Serralunga abbiano seguito l’asse Casale-Asti o siano stati approvvigionati da cave locali. In città l’arenaria si conferma come materiale di prestigio, ma d’uso, per portali, membrature e dotazioni ordinarie; con le stesse modalità è utilizzata nell’edilizia rinascimentale di Asti, non escluso il palazzo che vi fece costruire Andrea Novelli.

Anonimo pittore albese
fine del XVII secolo


Veduta della città di Alba

Tela
cm 210 x 160
Alba, Municipio

Plasticatore albese
1470 - 1480


Danzatori di moresca e fioroni

Terracotta lavorata a stampo
e stecca, già dipinta
cm 30 x 22,5 x 7 circa (danzatori)
cm 25 x 16 x 5,5 circa (fioroni)
Torino, Museo Civico d' Arte Antica

La terracotta nella seconda metà del secolo mantiene il legame con la grande tradizione edilizia padana del materiale a vista, in parte dipinto e con decorazioni a stampo, ma dopo l’exploit di alcune case del gotico maturo vede scemare il valore aggiunto di ornato; continua a non avere alternative economiche, senza però la passione plastico-antiquariale che viene esaltata a Vinovo, Biella o Novara.
Giovanni Donato
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