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Architettura e arredo scultoreo
ad Alba
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| La lettura della città di Novelli e di Macrino è oggi tuttaltro che agevole, e per questo soccorrono i fogli esposti in mostra di Alfredo DAndrade e Giovanni Vacchetta. Le incombenze della facies comunale enfatizzata dal suo aspetto turrito e dagli spazi fissati dalla politica magnatizia, per una parte, ne hanno condizionato lo svolgimento; per laltra, le sovrapposizioni e dispersioni più recenti rendono quasi improbabile una geografia delle presenze. Poco o nulla sappiamo del «.castelnuovo.» dei Paleologi, del complesso della Maddalena fondato da Margherita di Savoia e della casa dei marchesi assegnatale in abitazione, del palazzo del Carretto, così pure per le fasi quattrocentesche di San Francesco e San Domenico innescate dal noto breve di Eugenio IV del 1440. | |||||||||||
| Cè ragione di ritenere, tuttavia, che la geografia di primo Cinquecento fosse alquanto polarizzata: la cittadella episcopale con il Duomo nuovo e il ricostruito palazzo vescovile, lospedale; il palazzo Serralunga e altri limitati ammodernamenti per ledilizia civile. A ben guardare gli interventi certi promossi dal Novelli sono «.politicamente corretti.» per la cultura cortese dellultimo quarto del Quattrocento, soprattutto per una realtà minore come quella albese, in cui liniziativa vescovile surroga e incrocia quella politica promossa da Casale, innescando focolai di rinnovamento urbano, qui come in altri centri di significato strategico del marchesato. | |||||||||||
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Giovanni Vacchetta Matita e grafite su carta
bianca |
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| Il risultato
finale è solo lontanamente paragonabile alla razionalità del
«.largamento di canton Brignano.», voluto da Guglielmo VIII
per la capitale monferrina, o alla massiccia attività edificatoria,
a più voci, della burocrazia di stato nella Asti orléanese. [...] |
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| La dialettica antico-moderno consente qualche riflessione sulluso dei materiali. Il ricorso a marmi e pietre vive è raro in Lombardia prima del 1470-80, ma in Piemonte questo materiale sembra quasi fuori mercato. Anche ad Alba sostiene lillusione di eternità e iniziative di grande prestigio sia della sfera pubblica che privata, nel rispetto della valenza araldica della tradizione gotico-cortese. | |||||||||||
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Plasticatore albese Terracotta lavorata a stampo |
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| Il suo utilizzo
dipende in maniera significativa dal riuso di materiale romano, magari già
trattato da rivenditori lombardi.. In sottordine al marmo, ma di reale significato strategico per il secondo Quattrocento nello stato monferrino, sono le arenarie locali di diverso colore e consistenza. |
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Sullo sfruttamento delle cave
che richiedeva un avallo politico la ricerca è del tutto insoddisfacente.
Lunico plausibile riferimento va al patrocinio della corte di Casale
per le cave di Villadeati, dove prendono residenza diversi scalpellini lombardi. Per Alba sarebbe interessante sapere se i capitelli Serralunga abbiano seguito lasse Casale-Asti o siano stati approvvigionati da cave locali. In città larenaria si conferma come materiale di prestigio, ma duso, per portali, membrature e dotazioni ordinarie; con le stesse modalità è utilizzata nelledilizia rinascimentale di Asti, non escluso il palazzo che vi fece costruire Andrea Novelli. |
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Anonimo pittore albese Tela |
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Plasticatore albese Terracotta lavorata a stampo |
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| La terracotta nella seconda metà del secolo mantiene il legame con la grande tradizione edilizia padana del materiale a vista, in parte dipinto e con decorazioni a stampo, ma dopo lexploit di alcune case del gotico maturo vede scemare il valore aggiunto di ornato; continua a non avere alternative economiche, senza però la passione plastico-antiquariale che viene esaltata a Vinovo, Biella o Novara. | |||||||
| Giovanni Donato | |||||||
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