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La committenza dei vescovi Novelli
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| Quando Andrea Novelli fece il suo solenne ingresso ad Alba per assumere la cura di quella Diocesi, alla quale era stato nominato da papa Innocenzo VIII il 20 settembre del 1484, è difficile dire quali propositi avesse maturato, ma è verosimile che sperasse di lasciare alla città segni tangibili del suo operato. Lincarico poteva forse sembrargli prima tappa di una più brillante carriera ecclesiastica, considerati gli ottimi rapporti intercorrenti con la corte di Monferrato e la Curia romana, nonostante la recente quasi contemporanea scomparsa di Sisto IV, da cui era stato insignito dei titoli di cappellano e accolito, e di un protettore vicino e potente come il cardinale Teodoro di Monferrato. | |||||
| È difficile credere che il solenne e cortigiano indirizzo di saluto, non è chiaro se effettivamente pronunciato o semplicemente inviato al nuovo vescovo da Venturino de Priori, con cui Andrea Novelli aveva avuto rapporti di discepolato, non fosse stato concordato o quanto meno ritenuto non sgradito al prelato: infatti andava a sottolineare con enfasi la necessità urgente di ricostruire il Duomo, insigne per antichità, con le sue cinque navate romaniche, testimonianza della storia di una Diocesi vecchia di quasi undici secoli e che affondava le sue radici nelle celebrate vicende del municipium romano, ma che ormai, a parere di molti e chiaramente di Novelli, non era più adeguato e presentava gravi problemi strutturali. | |||||
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Macrino d'Alba Ritratto
di Andrea Novelli |
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| In qualche modo lincontro tra il prelato e il retore sintetizzava le vicende di due uomini e due famiglie di rilievo, verso fine Quattrocento, in quella terra di monti, valli e colline che si stende fra il Ponente ligure ed il Po. [...] | ||||
| La città
che Andrea Novelli si trovava davanti era ancora in buona misura quella
derivata dalle grandi trasformazioni del secolo XIII, con le torri e i palazzotti
delle famiglie borghesi e le moli imponenti delle chiese degli Ordini mendicanti:
prossima al Duomo San Domenico, spostata verso il Tanaro San Francesco.
[...] Intorno a queste chiese, forse più che per un Duomo ormai pericolosamente degradato, si era incentrata lattività di artisti di varia provenienza e forse di non eccezionale livello, come il tedesco Sprechner, ricordato nel 1451 in San Francesco, e gli autori locali o lombardi di cui le fonti citano la presenza in San Domenico. [...] |
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Incisore piemontese Presentazione
di Gesù |
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| Con la nomina
di Novelli i Paleologi vedevano, forse per la prima volta, una personalità
di assoluto legame con il marchesato alla testa della Diocesi albese. Al
di là dellopera della beata Margherita, i decenni precedenti
avevano segnato non solo sul piano culturale un aumento significativo
del peso degli Ordini, marcatamente favoriti soprattutto durante il pontificato
di Sisto IV. In diocesi, tralasciando le illustri ma ormai decadute abbazie
benedettine come San Martino a Castino, San Gaudenzio a Santo Stefano Belbo
e San Frontiniano presso la stessa Alba, le presenze conventuali erano andate
incrementandosi, oltre le già ricordate in città e quelle
storiche di Cortemilia, Cairo, Ceva, Millesimo. Il convento domenicano di Alba era stato riformato nel 1474 da Paolo da Piacenza con lappoggio del vescovo Pietro del Carretto, lo stesso Sisto IV aveva favorito linsediamento degli agostiniani a Ceva e dei serviti a La Morra ancora gli agostiniani, nel 1489, avviavano col genovese G.B. Paggi la loro presenza in Alba, destinata a lasciare una traccia non indifferente anche sul piano artistico. [...] |
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Scultore lombardo, 1512 ca. Capitello
con stemma |
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| Nelle zone più povere ed impervie, la popolazione ed il clero vivevano in condizioni di miseria ed ignoranza anche religiosa che fonti più tarde testimoniano piuttosto ampiamente. Se dunque, sotto il profilo degli equilibri complessivi di potere, la nomina di Novelli tendeva a configurarsi come un rafforzamento del potere dei Paleologi, per quanto riguarda gli aspetti religiosi e culturali lopera del vescovo sembra costantemente rivolta al recupero della centralità del ruolo episcopale e di conseguenza, in certa misura, di una specifica identità albese" nei vari settori in cui egli si trovò ad operare. | ||||
| È chiaro che la decisione di ricostruire totalmente la Cattedrale ed il palazzo vescovile, al di là di oggettive esigenze, finiva per focalizzare in modo fortissimo sul ruolo episcopale lintera vita della città e della diocesi, a parte le evidenti ricadute di tipo economico e finanziario di simili cantieri. [...] si può però rilevare come la committenza Novelli si inserisse, tutto sommato, in un ritorno alle scelte del vescovo santo e locale Alerino, che aveva rilanciato in modo estremamente esplicito il culto dei santi tradizionali ed il ruolo della Cattedrale come custode delle loro reliquie, dimenticate o conservate in conventi. | ||||
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| In questa logica
si inserisce chiaramente la scelta di Andrea Novelli per la costruzione
della grande arca dedicata a San Teobaldo, così come quella più
tarda del nipote Ippolito di finanziare nel testamento una cappella dedicata
a San Frontiniano da porre sotto patronato Novelli; per contro risulta chiaramente
labile lattenzione per il culto di Margherita di Savoia. [...] Andrea Novelli morì nel 1521, ma certo le sue scelte pesarono in modo nettissimo sullepiscopato del nipote, pur non breve, essendo durato fino al 1530. [...] |
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Travolta dalle guerre che dal 1525 sconvolgevano il Piemonte e con esso il Monferrato, Alba conobbe in forme non meno tragiche la profonda crisi di molte città minori italiane, da Saluzzo a Casale a Savona a Siena. Il lungo episcopato di Gerolamo Vida, figura pure insigne, avrebbe portato, insieme a testimonianze della raffinata cultura manieristica cremonese, allavvio del periodo controriformistico, segnato per la città da una secolare e gravissima fase di complessivo declino. | |||||||
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Disegnatore piemontese Disegno
della antica tomba |
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| Bruno Ciliento | ||||||||