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La mostra rievoca con
ampiezza e attenzione la sorte di molte opere dei Primitivi piemontesi
(pittori del XV e XVI secolo), disperse durante il periodo napoleonico.
Le conquiste di Napoleone Bonaparte diedero il via a una spoliazione sistematica
e organizzata degli oggetti più preziosi del patrimonio culturale
italiano e europeo.
Il generale della campagna d'Italia, divenuto imperatore nel 1804, comprese
subito l'importanza che l'arte poteva rivestire nell'aumentare il suo
prestigio e nella propaganda politica: fu così che celebri capolavori
cominciarono a comparire tra le indennità dovute dagli stati vinti.
La battaglia di Waterloo, sancendo il 18 giugno 1815 la fine dell'epopea
napoleonica, aprì la strada alla volontà di rivalsa delle
potenze europee nei confronti della Francia sconfitta. Gli inviati a Parigi
dei diversi stati (come il celebre scultore Antonio Canova e, per il Piemonte,
Lodovico Costa) ebbero compito di ottenere la restituzione delle opere,
ma non tutto poté ritornare. La dispersione del patrimonio artistico
fu conseguenza anche dei decreti di soppressione degli ordini ecclesiastici.
Come rileva Giovanni Romano, il volume e la mostra, che sono stati preceduti
da un'ampia ricerca archivistica e bibliografica, vogliono così
rendere "omaggio a tutti coloro che hanno contribuito a mettere in
luce il patrimonio artistico del Piemonte e a trattenere nella nostra
regione tesori a rischio di scomparsa". |