dal Duecento a Caravaggio a Morandi
la Collezione di Roberto Longhi

in mostra alla Fondazione Ferrero dal 14 ottobre 2007 al 10 febbraio 2008

         
       
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La Fondazione Ferrero rende omaggio a Roberto Longhi, storico e critico d’arte nato ad Alba, dove il padre era stato chiamato a insegnare presso la Regia Scuola Enologica. La mostra propone oltre settanta opere provenienti dalla sua collezione d’arte, espressione del metodo e delle molteplici ricerche dello studioso.
Il percorso, suddiviso per epoche e geografia dei centri artistici, prende avvio dal Duecento. Grande rilievo occupano gli esempi della pittura bolognese del Trecento, come le tavole di Vitale da Bologna, Simone dei Crocifissi e Jacopo di Paolo, che furono interesse peculiare della critica longhiana.
Gli scambi culturali fra i maggiori centri artistici italiani tra Quattro e Cinquecento sono testimoniati da un diversificato gruppo di tavole: il napoletano Colantonio, pittore di Alfonso d’Aragona e maestro di Antonello da Messina rappresenta un trait d’union tra la pittura fiamminga e il mondo mediterraneo; Ambrogio Bergognone e Bernardino Butinone illustrano la cultura lombarda dell’età sforzesca; Defendente Ferrari apre uno spiraglio sulla situazione piemontese.
L’interesse di Longhi nei confronti degli «eccentrici padani», degli artisti, cioè, che interpretavano con spregiudicata libertà mentale il portato della «maniera moderna» cinquecentesca, è documentato in mostra dal Ragazzo con canestro di fiori di Dosso Dossi e dai due Santi domenicani di Lorenzo Lotto.
Il nucleo centrale dell’esposizione è costituito dalla pittura del Seicento. Qui spiccano il celebre Fanciullo morso da un ramarro di Caravaggio e le opere di Giovanni Lanfranco e Guido Reni.
Numerosi sono i pittori caravaggeschi italiani e stranieri, tra i quali Orazio Borgianni, Carlo Saraceni, Matthias Stomer e Mattia Preti, la cui presenza attesta il precoce interesse di Longhi giovane per la pittura di orientamento naturalistico, in quegli anni del tutto contro corrente rispetto al collezionismo tradizionale.
Affine a tali interessi è il tema, cui viene dato grande rilievo, della pittura della realtà, definizione coniata dallo stesso Longhi nel 1953. Con l’acquisto della Pastorella addormentata di Monsù Bernardo lo studioso si è dedicato all’approfondimento della pittura popolare italiana, individuando esempi fondamentali di queste tematiche in area lombarda con Carlo Ceresa, Fra’ Galgario e Giacomo Ceruti; a Napoli con Gaspare Traversi.
Il percorso espositivo si conclude con Carlo Carrà, Filippo de Pisis e con cinque dipinti di Giorgio Morandi, opere che attestano l’amicizia tra il maestro bolognese e Longhi, nonché l’interesse del grande critico per l’arte contemporanea.
La mostra permette dunque di accostarsi alla complessa genialità dello studioso che, come ricorda la moglie e scrittrice Anna Banti, sua allieva al Liceo Visconti di Roma: «Fin dalle prime lezioni con parole spicce e limpide egli ci espose in una specie di decalogo un sistema di lettura basato su una serie di Idee concrete e controllabili che avevano guidato i più celebri pittori italiani posti davanti ai problemi della visione del mondo. …Non sapevamo di ascoltare una specie di rivoluzionario…».

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