LA TERAPIA DELLA SALUTE
dieci anni dopo


La Terapia della Salute è un'idea, uno stile, una filosofia.

La Terapia della Salute è anche un testo - una conferenza - che ha segnato il cammino di questi dieci anni della Fondazione Ferrero.


• LA TERAPIA DELLA SALUTE
"Bilancio medico" dieci anni dopo
di Leonardo Scarzella
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• L'ANALISI DEL TESTO
di Marco Buccolo
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se sei interessato all'argomento "Terapia della Salute" inviaci pure i tuoi commenti...



Testo della conversazione tenuta dal Prof. Riccardo Scarzella
durante le riunioni indette nel corso del 1990 per incontrare gli Anziani Ferrero nelle varie regioni d'Italia
 
Cari Amici,

sono molto lieto di trovarmi qui con Voi oggi per trattare un argomento che riguarda tutti noi, la terapia della salute.

Che cosa vuol dire terapia della salute e come si può curare una situazione di salute?

Credo che al di là del significato della parola, considerando la salute una situazione dinamica di benessere con componenti psichiche, fisiche e sociali in continua evoluzione, curare la salute significhi attuare dei provvedimenti operativi che mantengano integre e funzionali le varie funzioni dell'organismo curando il benessere e la normalità di ogni singolo soggetto. Cosi il termine terapia della salute sembra equivalere a un altro termine invero divenuto sempre più di moda, quello di terapia preventiva, che significa prevenire l'insorgenza dell'evento morboso predisponendo un patrimonio culturale e di acquisizioni teorico-pratiche che si occupi delle cause e dei rischi della malattia nel tentativo di eliminarle.

In questi ultimi anni si è molto parlato di terapia preventiva, e tutti noi siamo sottoposti al bombardamento quotidiano di articoli, tavole rotonde, dibattiti sulla prevenzione dell'infarto, dell'arteriosclerosi, della ipertensione, delle vascopatie cerebrali, con individuazione dei fattori di rischio nel fumo, nell'alcol, nell'ipertensione stessa, nel diabete, nell'aumento del colesterolo e dei trigliceridi del sangue, nell'obesità, nella mancanza di esercizio fisico, nelle diete ipercaloriche con la conseguente diffusione in larghi strati sociali ed in tutte le età di provvedimenti preventivi.

Ma questa valutazione è corretta? Corrisponde alla realtà biologica dell'uomo? Assolutamente no. Questa è una visione parziale, unilaterale, esclusivamente somatica del fenomeno malattia, mentre l'uomo è una unità psicosomatica con intime connessioni e correlazioni fra soma e psiche, per cui per mantenere la salute occuparsi solo del corpo è un errore metodologico e tecnico e significa occuparsi di una parte del tutto. Errata è l'impostazione del problema ed errata l'informazione che del problema viene data. E non voglio qui riferirmi alle vittime di questa unilaterale valutazione del fenomeno salute, cultori integerrimi del nuovo verbo che li vuole controllatissimi nelle diete e nelle calorie, ossessivamente impegnati in una "ideale" perfezione fisica che li martella come idea dominante, mentre macinano implacabilmente i prescritti chilometri giornalieri di footing con l'adatta impostazione della respirazione, ma intendo riferirmi a voi, a tutti noi che intendiamo occuparci di questo problema che ci coinvolge e ci interessa e di cui ovviamente ambiremmo avere una informazione corretta e attendibile.

Certo è vero che il corpo deve essere curato nella sua salute attraverso dei provvedimenti che devono prevenire la malattia, ed è vero che il fumo, l'alcool, la mancanza di esercizio fisico, ecc...., sono elementi di rischio per alcune malattie che per la loro diffusione sono dichiarate sociali, ma ridurre la terapia preventiva di queste malattie alla semplice cura delle componenti organiche di queste è un grossolano errore perchè in effetti il sintomo clinico (ipertensione, obesità, ipercolesterolemia) è solo uno degli aspetti della realtà biologica del paziente e come tale non può essere considerato l'unico elemento per formulare la diagnosi e conseguentemente per attuare una corretta e adeguata terapia o per ipotizzare una prevenzione.


L'uomo deve essere studiato e curato nella sua globalità, nella sua unità psicosomatica, nella sua modalità di essere con sè e con gli altri e soprattutto deve essere valutato come un fenomeno biologico unico e irripetibile, che non sopporta paradigmi e schemi e generalizzazioni, perchè ha la sua normatività biologica cioè la sua individuale maniera di vivere, di ammalarsi e quindi anche di guarire. Intendo dire che quando un medico rileva una obesità od una ipertensione, non può definire anormale o patologico questo dato così, ex abrupto, ma deve inquadrarlo nel globale funzionamento psicofisico del soggetto secondo la sua normatività biologica; si deve parlare quindi di normalità o meno di questo dato solo facendo riferimento a tale normatività e globalità e non solo in base al criterio della media statistica o richinmandosi a valori storici etici, culturali, civili. La salute infatti richiede questi valori, ma non può essere definita da essi. A dimostrazione di queste mie affermazioni riporto la definizione del concetto di salute dello statuto costitutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che dice testualmente: "la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non la mera assenza di malattia o di infermità".

Questa definizione con l'espressione "completo benessere" contiene senza dubbio un elemento di relatività soggettiva, individuale, insomma un giudizio del soggetto stesso sul proprio star bene, sul sentirsi a suo agio e cioè sul trovarsi in armonia con la propria normatività biologica mediante la funzionalità ottimale di tutte le attività del suo organismo, bene integrato con la società in cui vive.

La definizione di salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità fa esplicito riferimento all'aspetto psichico e sociale del benessere, proprio per accentuare questi particolari lati del meccanismo di funzionalità ottimale: lo star bene con se stessi e l'integrazione fra individuo e ambiente socio-famigliare.

Questo concetto è stato ribadito al Congresso della salute tenutosi a Londra nel 1948 in cui si definisce la salute come uno stato che consente lo sviluppo dell'attività ottimale, fisica, intellettiva ed emotiva dell'individuo in rapporto e in armonia con quello degli altri individui. Entra quindi in campo la capacità intellettiva e l'emotività. In effetti il modo con cui una persona vive nel chiuso della propria coscienza gli avvenimenti della propria vita è certamente più importante degli avvenimenti stessi e questo è uno stato di fatto che ognuno di Voi ha provato. Non sono gli avvenimenti che contano, ma il modo con cui noi sappiamo vivere, sentire e reagire ai nostri accadimenti umani.

Tutti i medici sanno che se un soggetto con personalità ben strutturata, ben inserito nel suo ambiente famigliare e sociale, viene colpito da un infarto ed ha la consapevolezza che dopo la malattia rientrerà al suo lavoro gratificante e motivante subisce un periodo di invalidità molto più breve di quando lo stesso danno miocardico cade su una personalità disarmonica, che ha nell'efficienza fisica l'unico valido sostegno e che con la malattia vede crollare il suo ideale di vita, senza possedere quelle risorse psicologiche, affettive e famigliari che l'avrebbero aiutato a superare l'handicap. In questo paziente l'iter terapeutico sarà ben lungo e ben doloroso con lungo periodo d'inabilità.

D'altra parte la risposta emotiva, la reazione affettiva non è la semplice espressione verbale e motoria di un sentimento, ma è una modificazione enzimatica e biochimica, è un avvenimento biologico che cambia il nostro equilibrio neuro-clinico.

Del resto tutti conoscete l'azione nefasta dello stress sull'organismo e a questo proposito Vi riferisco alcuni dati dalla letteratura mondiale su tale argomento.

Bartrop ha rilevato una riduzione del potere anticorporale dei linfociti T in un gruppo di persone di età compresa dai 20 ai 65 anni rimasti vedovi da pochi giorni e tale riduzione della capacità di difesa dell'organismo è stata dimostrata anche negli astronauti nel primo giorno del decollo.

Hackett e Cassen hanno affermato con dati statistici inoppugnabili che uno stato depressivo precedente all'intervento operatorio aumenta la mortalità e le complicanze postoperatorie in pazienti operati per lo stesso intervento sul cuore, da identici chirurghi.


Tutti i chirurghi sanno che si ha un decorso postoperatorio migliore in quei pazienti con una situazione di equilibrio psichico, di precisa consapevolezza e di decisa motivazione alla guarigione rispetto a quelli che si abbandonano all'intervento operatorio in una posizione psicologica di rinuncia e di fatalismo.

Res e Lutkins, studiando la popolazione di una cittadina inglese, hanno osservato che dopo la perdita del coniuge, di un figlio o di un genitore, una persona su venti, cioè il 5%, muore entro l'anno, mentre nell'analogo campione scelto per controllo la mortalità è dello 0,68%; i vedovi e le vedove sono i più colpiti dal dolore, la mortalità fra i coniugi superstiti nel primo anno è del 12%, mentre nel gruppo di controllo formato da persone di eguale età e condizione è del 1,2%; più colpiti sono i vedovi che entro l'anno muoiono nella percentuale del 15,5% contro 1'8,5% delle vedove.

Libinski ha dimostrato che lo stress e l'ansia della gravida possono produrre anomalie biochimiche nel sistema nervoso autonomo del feto, Meyers ha evidenziato che stress e stato di tensione, angoscie prolungate nel tempo della gravidanza, inducono aumento della frequenza cardiaca nel feto e netta riduzione del tasso di ossigeno nel sangue fetale.

Ma soprattutto la medicina psicosomatica ha dimostrato con innumerevoli lavori che il 50 - 60% delle malattie diagnosticate nello studio di un medico generico, sono malattie psicosomatiche in senso lato, cioè malattie organiche determinate, legate ad uno stato psichico emotivo cronico di ansia, di paura, di frustrazione. Allora come si può, alla luce di queste osservazioni, considerare solo l'aspetto somatico della salute e non valutare invece in tutta la sua eccezionale importanza per il mantenimento della salute lo stato psichico e la situazione affettiva?

Non è questa una condanna per tuffl coloro che inseguono il sogno dell'efficienza fisica perchè mi rendo conto che una tale situazione somatica in un individuo con un equilibrio psicoaffettivo è sicuramente benefica e rappresenta una sicura prevenzione, ma è il concetto riduttivo della salute come fatto esclusivamente organico che non accetto, voglio dire che la sanità di una persona è sì sanità fisica, ma è anche e soprattutto sanità psichica con intime, profonde correlazioni e reciproche influenze.

Eric Fromm in Fuga dalla libertà mette in evidenza la necessità del soddisfacimento delle proprie tendenze che abbisognano d'essere soddisfatte, se si vuole che l'individuo rimanga sano e fra queste tendenze include la tendenza a sviluppare e a realizzare tutte le proprie potenzialità e a farlo in comune con gli altri.

L'uomo per vivere e per attuarsi ha bisogno di libertà e di amore, e pertanto ha bisogno per essere sano di realizzare liberamente le tendenze innate - dice Rumke in uno scritto del 1955 - al fine di costruirsi un sistema di valori che lo strutturi come individuo, ma al tempo stesso trascenda la sua singola individualità incorporandosi nel contesto umano.

Non voglio e non posso entrare in questa sede, per il rispetto che ho di ognuno di voi e per la valutazione dei miei limiti, su come ognuno di noi debba difendere la propria sanità in una società come questa, ma desidero solo ricordare che non è solo mangiando in maniera che il colesterolo non aumenti e facendo ginnastica in maniera che il nostro corpo sia valido e scattante che l'uomo previene la malattia e attua la terapia della salute. Vivere armonicamente con il proprio ambiente, non crearsi falsi bisogni e falsi valori, accettare i propri limiti, voler vedere il positivo e la normalità in ogni uomo ed in ogni situazione, usare il potere come naturale esercizio della propria cultura e competenza e come funzione sociale e non come egoistica e miope modalità per aumentare le proprie sicurezze materiali, amare e realizzare la propria libertà e la propria dignità di persona attraverso il rapporto con gli altri e non contro gli altri; questi sono i presupposti indispensabili per mantenere, malgrado l'ansia, il dolore, l'insicurezza, l'insuccesso - componenti reali della vita di ogni uomo - lo stato di funzionalità ottimale del proprio organismo. Kenneth Soddy a questo proposito delinea il quadro di come sia fatto l'individuo sano e di come operi nel confrontarsi con le variabili situazioni ambientali. Soddy dice: "la risposta di una persona sana alla vita si attua senza sforzo: ciò a cui essa ambisce e cioè il soddisfacimento delle proprie esigenze e dei suoi bisogni resta nel campo della concreta realizzabilità; essa ha una visione equilibrata delle proprie forze e delle proprie debolezze, è capace di dare amore, ma anche di accettarlo. Ha capacità di recupero nell'insuccesso e moderazione nel successo. E' capace di sentimenti amichevoli, affettuosi ma, se necessario, anche di aggressività. Il modello di comportamento di questa persona è legato alla realtà sicchè è sincera con se stessa (continua Soddy e mette queste ultime parole tra virgolette), le sue fedi private e i suoi valori personali sono per essa una sorgente di forza".


Ho citato Soddy non perchè consideri le sue parole come il modello unico della salute per noi tutti; in effetti è nel modo come ognuno di noi è fatto, con i cromosomi paterni e materni, con l'educazione che ha avuto, con l'ambiente in cui ha vissuto, con il corpo e lo spirito che si è costruito e soprattutto è nella coerenza con cui tutte queste componenti si integrano e si completano che sta la formula della salute di ognuno di noi, per ognuno di noi, perchè come ho detto all'inizio, ogni uomo è un fenomeno unico ed irripetibile e, nella sua globalità psicofisica, non sopporta schemi e paradigmi collettivi nè il concetto riduttivo che il suo stato di salute dipenda solo dalla buona funzionalità dei suoi organi.

La salute non va intesa quindi in linea di principio solo come uno stato di benessere in cui il dolore e la sofferenza sono assenti nè come inserimento attivo e fine a se stesso nella società.

Queste due condizioni pur restando importantissime sono subordinate a ciò che è veramente essenziale: la capacità propria dell'uomo di pensare, di conoscere, di agire. n benessere, I 'eliminazione del dolore, I 'inserimento attivo nella società, hanno un valore ed un significato essenziale solo in quanto sostengono e favoriscono la coscienza, la consapevolezza chiara, la capacità di decidere. lfivendo cos' ogni uomo si autodetemina, cioè viene a possedere la matura e libera capacità di scegliere e decidere la propria vita, coerentemente con i valori che maggiormente informano e sono convenienti e coerenti con il suo modo di essere con sè e con gli altri.

Valutiamo ora sulla base di queste considerazioni, come devono essere vissuti e cosa sono realmente la menopausa, il pensionamento, la vecchiaia, situazioni erroneamente considerate sempre negative per la personalità umana.

L'errore nasce nel considerare solo uno degli aspetti del problema, per cui è opinione comune che menopausa sia la cessazione del periodo fertile nella vita umana, il pensionamento la cessazione dell'attività lavorativa, e la vecchiaia la cessazione del periodo della maturità con modificazioni fisiche e psichiche in senso deficitario proprie del passare degli anni.

Ma queste negatività di cessazione e di mancanza non rappresentano la realtà globale del soggetto che anche in queste circostanze matura positività e funzioni, proseguendo nel suo progettare e nelle sue scelte. Questa è una visione unilaterale del problema erronea e falsa, infatti queste situazioni viste nella loro globalità, sono ben diverse. La menopausa è infatti un periodo della vita umana che introduce il soggetto in una nuova dimensione biologica ma chiaramente non può mutare la globalità della persona.

E' ovvio che se tale processo conclude una vita vissuta erroneamente all'insegna del materialismo, priva di motivazioni e di gratificazioni, segna l'inizio della fine di una esistenza che nella sua globalità ed in tutte le sue età è stata negativa, ma se tale modificazione biologica interviene nella vita come una normale modificazione del equilibrio psicofisico del soggetto, non può peggiorare il vissuto di chi la subisce. Ogni età ha i suoi attributi e le sue funzioni, per cui vivendola coerentemente con il proprio modo di essere con sè e con gli altri, la menopausa presenta i suoi lati positivi ed i suoi lati negativi come ogni altra età.


Analoghe considerazioni si possono fare sul pensionamento.

Il pensionamento non è altro che la cessazione delle abituali mansioni lavorative, avvenimento che come tale non può ovviamente produrre malattia. E' il modo con cui il soggetto vive il suo pensionamento, cioè la valutazione che il soggetto ha e dà al suo pensionamento che conta. E' infatti logico che soggetti con una personalità ricca di motivazioni e di gratificazioni, con hobbies ed occupazioni alternative, ben strutturati, fisicamente capaci di mutare abitudini e consuetudini, in un ambiente famigliare partecipe ed idoneo, considerino il pensionamento come un evento positivo che li libera da una routine giornaliera ormai priva di prospettive, mentre chi ha fatto del lavoro lo scopo unico dell'esistenza a cui ha sacrificato tutto, pur di avere un ruolo ed un potere, è ovvio che quando questo potere e questo ruolo gli vengono a mancare precipita in uno stato di malattia (la cosidetta sindrome da pensionamento) che richiede un lungo trattamento terapeutico.

Così pure il pensionamento diventerà malattia se significherà interruzione di ogni ritmo biologico fisico e psichico e la cessazione di ogni attività sociale determinando nel soggetto inattività ed isolamento. Analoghe valutazioni debbono essere fatte nel considerare la veridicità di quella lapidaria affermazione latina che suona così "Senectus ipsa morbus est'. Non è vero che la vecchiaia di per sè è malattia; è naturale che l'uomo sia soggetto ad un processo di invecchiamento, che a livello cerebrale si esprime con una progressiva trasformazione dell'attività enzimatica e neurotrasmettitoriale ed un aumento dei processi catabolici; è vero che sempre a livello cerebrale si ha una riduzione del consumo di ossigeno, una frammentazione del sonno con una specifica riduzione della sua fase più profonda (stadio 5), una maggiore sensibilità della persona anziana ai farmaci, ma tutto ciò è una modificazione biologica non una malattia. Malattia è la non accettazione di tutto ciò, è la mancanza di adattamento ad una nuova dimensione psicofisica, che proprio nel modo di come sarà vissuta dal soggetto, creerà situazioni positive o negative. E' ancora e sempre il modo con cui un uomo sa vivere la sua realtà, qualunque realtà, di giovane o di vecchio, che caratterizza la positività o la negatività di tutto il proprio vissuto. Ci sono giovani, molto giovani, che vivono e si comportano come vecchi, e ci sono dei vecchi che hanno la vitalità, la creatività e la gioia di vivere dei giovani.

Esaurite queste premesse necessarie per l'inquadramento del problema, siamo giunti così a considerare l'aspetto della mia conversazione che più interessa voi tutti. Valutiamo ora com'è possibile attuare una terapia della salute nel suo duplice aspetto fisico e psichico in persone che hanno raggiunto l'età del pensionamento.

Precedentemente ho dimostrato che, per attuare una terapia della salute bisogna attuare una terapia della globalità degli elementi che concorrono a formarla e a mantenerla prevenendo la malattia per cui tre sono gli aspetti che saranno da me considerati:

1° l'aspetto organico della salute legata al corpo e alla sua funzionalità

2° l'aspetto psicologico mentale ovviamente legato all'affettività e all' esercizio delle funzioni superiori intellettive

3° l'aspetto socio ambientale.

Iniziamo dalla cura del corpo.


Abbiamo detto che l'interruzione del ritmo biologico determinato dal pensionamento è il primo elemento patogeno nell'ambito dell'insorgenza della malattia. L'esperienza di ogni medico e i dati statistici dimostrano che i sessantenni che hanno proseguito a lavorare e soprattutto a mantenere la propria qualità di vita attiva e gratificante presentano un indice di morbilità e di mortalità inferiori al campione composto da persone della stessa età che hanno interrotto ogni tipo di attività sociale e di rapporto con gli altri, non solo ma la storia insegna che tutti coloro che, pur avendo varcato il limite del sessantennio, non sono entrati in quiescenza, ma hanno proseguito nelle loro attività, hanno potenziato la propria capacità creativa e la propria vitalità attuando da ottuagenari i loro capolavori in campo artistico (Verdi, Rembrandt, Charlie Chaplin) o in campo imprenditoriale e politico e soprattutto nell'ambito della conduzione della famiglia esercitando in pieno la loro funzione di leaders ascoltati ed amati. Vediamo quindi come non interrompere il ritmo biologico. Il pensionamento non deve eliminare i movimenti che il corpo è abituato a fare e che il lavoro costringe a fare per cui al risveglio, ricordando che il letto è un nemico durante il giorno ed un amico durante la notte, occorre fare mezz'ora di ginnastica cosidetta da camera per mobilizzare tutte le articolazioni e mantenere in esercizio e perciò elastici i nostri legamenti.

Questa ginnastica é molto semplice e deve essere fatta prima della colazione semplicemente eseguendo quella serie di movimenti che attivano il gioco neuromuscolare delle articolazioni iniziando dal capo, proseguendo con gli arti superiori, con il tronco e con gli arti inferiori.

Occorre tener conto che questi movimenti lenti ed armonici possono essere attuati o in piedi o seduti o sdraiati sul letto a seconda delle condizioni fõsiche e psicologiche di ognuno, con calma e con metodo, magari se il tempo lo permette con la finestra aperta. Questa ginnastica ha lo scopo non solo di riattivare il nostro organismo sul piano neuromuscolare, ma anche sul piano cardiocircolatorio e ci permetterà alzandoci di non avvertire alcun disturbo neurocircolatorio (vertigini, sensazioni di instabilità, ecc...), disturbi che potrebbero invece attuarsi se noi sollecitassimo improvvisamente e brutalmente tutto il nostro organismo a reagire, scagliandoci giù dal letto in piena notte per rispondere ad una chiamata telefonica con l'apparecchio situato nella stanza accanto.

La seconda cura è quella che dobbiamo dedicare agli esercizi respiratori: serie di esercizi di inspirazione nasale ed espirazione buccale prolungata accompagnata o no a movimenti degli arti. Questa ginnastica aumenta la nostra capacità respiratoria ed arricchisce di ossigeno il nostro sangue e quindi anche il nostro cervello che di ossigeno e di glucosio vive.

Questa ginnastica può essere eseguita abbinata alla prima od eseguita per cinque-dieci minuti dopo. La terza misura igienico sanitaria per l'anziano è il camminare per almeno un'ora possibilmente in luoghi adatti per l'ossigenazione (giardini, campi, foreste, spiagge, ecc...), luoghi che ovviamente il cittadino deve raggiungere mediante un mezzo di trasporto. L'utilità di questa ora di cammino che a tratti può essere accompagnata da esercizi per le articolazioni e per la respirazione, è di estrema utilità e tutti gli autori concordano sull'effetto ipotensivo bradicardizzante del camminare non trascurando l'effetto di queste sollecitazioni sul mantenimento della elasticità dei vasi degli arti superiori ed inferiori nonchè sul ricambio ossidativo polmonare e cerebrale.

Vorrei precisare che queste tre attività neuromuscolari non sono paragonabili come effetto a qualsivoglia attività lavorativa che il pensionato pud attuare nel lavoro dei campi e negli orti, nell'andare in bicicletta, nello svolgere attività artigianali e ludiche (gioco delle bocce ecc...), che sono importantissime, indispensabili per la sua gratificazione psicologica e quindi straordinario elemento di salute, ma che dal punto di vista organico non danno alla persona quella giornaliera razione di attività e di movimenti necessari per mantenere l'efficienza di tutto il corpo.

Con ciò non voglio dire che l'attuazione di un hobby non sia di grande utilità per il pensionato, infatti questa è considerata la quarta attività igienico sanitaria, che per il fatto di essere eseguita con altri, rientra anche nelle attività socio-culturali per attivare lo spirito ed i rapporti interpersonali.

L'Opera Sociale a tale scopo ha realizzato in sede numerosi tipi di attività che vanno dal "fai da te", in falegnameria, nella rilegatura libri, nella riparazione degli elettrodomestici, alla biblioteca con visione di videocassette, ad un locale per lo sviluppo delle fotografie, all'assegnazione di appezzamenti di terreno per l'ortocultura e la floricultura (ne sono già operanti 15), ad un laboratorio per la cottura di ceramiche, a corsi di cucito, di cucina e di nuoto, oltre che naturalmente all'espletamento di tutti gli hobbies classici, giochi di carte e di bocce, ecc....


In particolare l'Opera Sociale ha dato molto sviluppo, o meglio, i pensionati dell'Opera Sociale hanno dato grande sviluppo alla ginnastica, i cui corsi sono frequentati da più di 140 pensionati, e alle gite con intenti culturali e di aggregazione sociale. L'Opera Sociale ha inoltre costituito un coro che svolge intensa attività ed ha attuato molte gite ecologiche mediante visite di località con contenuti artistici e culturali in pullman e a piedi:- Siamo giunti ora a considerare la quinta attività; quella diciamo così igienico-alimentare. Non mi soffermo sul tipo di alimentazione idonea che voi tuffi conoscete, comunque, qualora il vostro medico considerasse necessario per alcuni di voi che sono in sovrappeso una dieta, fatene richiesta all'Opera che invierà, sempre tramite voi, al vostro medico, un modulo apposito perchè lo compili con tutti i dati sanitari necessari per una dieta individualizzata per le esigenze e i gusti di ognuno di voi. Abbiate cura, ricevuto il modulo compilato dal vostro medico con tutti i dati richiesti di segnalare i cibi che gradite e quelli che non gradite poichè la dieta sarà formulata in base alle vostre preferenze. Il problema però diventa ancora più individuale nel consigliare l'utilità del bere. Prima di tutto le persone anziane bevono poca acqua e pertanto questo è un difetto che occorre eliminare bevendo almeno da mezzo litro ad un litro di acqua al giorno. Su questa necessità la letteratura mondiale è concorde, naturalmente al di fuori di ogni patologia conclamata. Per il vino il discorso è chiaramente individuale e il vostro medico curante potrà essere molto esauriente in proposito, è comunque assodato che in condizioni di salute un bicchiere di vino ad ogni pasto può non nuocere, ma il sistematico uso di dosi più alte certamente deve essere valutato ed accertato dal proprio medico sulla base del dato obiettivo unico ed inappellabile rappresentato dalla risposta che il vostro organismo ha dato e dà all'introduzione di bevande alcoliche.

Il caffè per alcuni e in determinate ore del giorno come nella prima metà della giornata è una bevanda non nociva, anche qui come per il vino ogni tipo di indicazione generale valevole per tutti è sbagliata ed inattendibile. Sul fumo, il parere di tutto il mondo scientifico è univoco: non bisogna fumare, fa male fumare più le sigarette, meno la pipa.

Anche qui però occorre considerare le abitudini e le tendenze di ognuno e fare il possibile per evitare indici di rischio.

Non proseguo nell'elencare gli indici di rischio che ognuno di voi conosce, mi pare sufficiente enunciare questo principio generale: ogni sforzo disarmonico ed innaturale che chieda al nostro organismo prestazioni a cui non è più adatto, va contro le leggi biologiche che gli anni impongono e che è saggio considerare o rispettare nella volontà di mantenere sano ed efficiente il nostro corpo.

Passiamo ora a considerare il secondo e terzo punto, l'aspetto psicologico e l'aspetto socio ambientale.

Ovviamente l'aspetto psicologico è legato all'affettività e all'esercizio delle funzioni superiori intellettuali.

Preciso subito che dividere l'affettività dalle funzioni superiori intellettuali è un artifizio didattico allo scopo di illustrare iI valore nella vita di una persona dell'affettività delle funzioni intellettive superiori e della volontà, in effetti però il modo di essere della persona anziana e nel vostro caso del pensionato, deve essere esaminato nella sua globalità, avendo ogni avvenimento intellettivo un riscontro od una risposta affettiva e viceversa, e quando ognuno di voi si realizza in una qualsivoglia azione è la vostra volontà che attua questo comportamento, frutto della vostra capacità di capire e della vostra risposta affettiva.

Orbene quali sono le azioni che più rendono all'uomo, che più recano gratificazione e gioia, che più aumentano la serenità e la positività della sua vita: le azioni che fa per sè o quelle che fa per gli altri? E' utile e funzionale essere egoisti o è più intelligente e più reddditizio essere altruisti?

Fin dall'antichità i filosofi e gli studiosi della psiche in genere hanno sempre sottolineato per l'uomo la difficoltà di conoscere se stesso. Tutto lo sforzo della psicologia è di far conoscere ad ogni uomo le sue vere esigenze, i suoi veri bisogni, perchè molto spesso l'uomo è condizionato da falsi bisogni e da falsi principi, quali quelli dell'avere invece che dell'essere, principi legati al valore del denaro e del potere per raggiungere i quali spesso sacrificano libertà ed amore. Seguire questi falsi bisogni e questi falsi principi vuol dire andare incontro ad una situazione di conflittualità interiore che impedisce il piacere del vivere.

Questa difficoltà di conoscere se stessi non è solo legata all'adolescenza e alla giovinezza in cui le spinte dell'istinto sono più forti e più biologicamente organizzate e sviluppate di quelle razionali, ma sono tipi che dell'età matura e anche della terza età, per cui si può dire che tutta la vita dell'uomo è un dinamico cammino verso la conoscenza del sè, cammino che non conosce sosta in ogni periodo della vita e che dovrebbe portarci alla maturazione completa ed armonica della nostra personalità.

Dal Vangelo ci giunge un principio rivelatore: ama il tuo prossimo come te stesso, come a suggerirci che l'amore per l'altro è determinante nel riuscire a raggiungere questo scopo.

Sembra infatti ormai acquisito il principio che la vera gratificazione dell'Io nasce dal dono che l'Io fa all'altro e non solo da ciò che l'Io prende per sè; non solo, ma che la funzione sociale di padre e di madre, l'essere per gli altri, progettare per un gruppo, donare la propria esperienza e il proprio "positivo" ad un altro, sia la modalità più gratificante, più redditizia, più conveniente per vivere.

Ciò è evidente nell'amore reciproco dei coniugi, nel rapporto del padre e della madre per i figli, del maestro per gli allievi, del manager per i suoi collaboratori ed in tutti i campi della vita di relazione dell'uomo.

Questo legame di chi dà e di chi riceve, comporta naturalmente vita e attività in comune con la costituzione di un rapporto intellettivo ed affettivo che caratterizza positivamente la vita di entrambi.

Ognuno di voi ha sperimentato come padre, madre, maestro, lavoratore, questo tipo di rapporto che è il dono della propria esperienza, della propria scienza, del proprio vissuto ad un altro, sia esso figlio, marito, moglie, amico, dipendente durante la propria vita. Il problema è di continuare a sperimentare questa dimensione altruistica del proprio Io nell'operare per gli altri al di fuori dello stesso ambito famigliare. Del resto se questo modo di vivere ci gratifica applicato ai nostri famigliari, perchè non dovrebbe farlo altrettanto applicato agli altri?

Il fiorire in Italia del volontariato è un sicuro inconfutabile segno della positività di questo modo di concepire la propria vita come dono agli altri e non credo che ciò che è avvenuto da ormai duemila anni nel campo della tradizione e della cultura cristiana non indichi che questo modo di vivere, donando sè agli altri ed essendo quindi liberi da ogni egoismo, rappresenti la maniera più utile, più funzionale, più intelligente di vivere, oltrechè ovviamente quella eticamente più giusta.

Lasciamo da parte ogni giudizio morale ed etico e valutiamo pragmaticamente il problema: un operatore che esplichi un qualunque lavoro trascorre con i colleghi molto più tempo di quanto non ne trascorra con la propria famiglia, allora se il nostro comportamento in famiglia è basato sull'amore, sul rispetto reciproco, sulla volontà di vedere il positivo in ogni azione di un nostro congiunto e se questo comportamento è ciò che a noi reca gioia e gratifcazione ed è reddittizio, perchè non lo dobbiamo estendere al luogo di lavoro e nella società in cui viviamo? Ognuno di voi sa cosa vuol dire vivere le otto ore di lavoro in un'atmosfera di tensione, sospetti, conflittualità permanente, con rapporti interpersonali basati sulla sfiducia, sulla ostilità di giudizio, sulla violenza del comportamento. Ma come è possibile che un uomo ragionevole privilegi quest'ultimo modo di rapportarsi l'un l'altro per lavorare e per vivere?

Il lavoro vissuto così, la stessa carriera, spesso hanno il gusto acre ed amaro della lotta, della disonestà nel rapporto con l'altro, della negazione del diritto dell'altro. Il prezzo che viene pagato è spesso molto, troppo alto e si riflette sull'equilibrio psico-fisico del soggetto che finisce per coinvolgere in questa sua sofferta dinamica anche la famiglia in cui ha cercato di applicare un metodo diverso, ottimale, di amore, di dono, di sacrificio per l'altro.

Così in effetti la negatività della tecnica comportamentale adottata sul lavoro e per ogni "altro", finisce di avere più pregnanza e forza di quella positiva adottata in casa e sconvolge anche deteriorandolo il rapporto fra padre e figlio, fra moglie e marito, ecc...

Analogo discorso ovviamente può adattarsi all'imprenditore che se sceglierà una modalità di rapporto con i propri dipendenti non conflittuale e che tenda alla valorizzazione delle qualità positive di ognuno con la sua completa integrazione nel gruppo di lavoro, otterrà un clima in fabbrica di collaborazione, di amore verso il lavoro e verso l'azienda, di rispetto delle reciproche esigenze con un minore dispendio di energõe õn un clõma sereno e gratificante e con una netta resa economica.

Mi pare pertanto abbastanza evidente come il metodo per vivere non possa essere duplice, due pesi due misure, ma unica ed identica debba essere la filosofia di vita applicabile sia in casa, sia in ufficio, sia nella società, permettendo ad ognuno di noi di essere coerenti con i nostri principi morali e comportamentali, valutando ogni avvenimento ed ogni persona con un criterio che sottende un minimo comune denominatore, che deve essere l'interesse o l'utilità di tale persona o di tale azione per il gruppo. Ciò che è più giusto, più vero, più utile, per il gruppo sia esso gruppo, famiglia, azienda, diviene anche più utile, più giusto, più vero per ognuno di noi. Superando così il proprio particolare, la vita di gruppo dà le stesse soddisfazioni e lo stesso gradimento della vita in famiglia perché sono ambedue governate dalle stesse leggi comportamentali. Se queste sono le premesse, è evidente che avere l'occasione di trovarsi in un gruppo di pensionati più volte all'anno, è un'occasione preziosa che serve a migliorare la qualità della vita dei singoli pensionati.

Questo è lo scopo che noi speriamo di ottenere con la formazione di questi gruppi per permettervi di stare più assieme, di avere più occasioni per scambiarvi informazioni e di rivivere ricordi comuni. Credo che sia opportuno che? come avete fatto per il passato, vi organizzate in gruppi dalle 6 alle 15 persone, ma che ciò avvenga con una maggior frequenza, allo scopo di riuscire a far sì che le vostre riunioni siano fonte di scambi di informazioni di notizie, ma anche siano caratterizzate dalla sicurezza in ognuno di voi di trovare in questo gruppo persone portate a dare e non solo a ricevere, ad ascoltare chi ha bisogno di essere ascoltato per passare una giornata di serena distensione e di reciproco dono. Sappiate che una delle terapie più diffuse nell'ambito della medicina uffciale, si chiama la "terapia dell'ascolto" ed è la tecnica più usata dai volontari che prestano la loro opera nelle strutture comunitarie e sociali in tutto il mondo. Questa tecnica non richiede specializzazioni e cultura particolari, ma è la capacità di essere per un'altro, di ascoltare i suoi problemi e la sua sofferenza senza per altro pretendere di possedere la soluzione dei suoi problemi.


Le vostre riunioni, oltre ad essere quindi un piacevole modo di stare insieme, di passare una giornata di serena distensione, saranno anche un'occasione di arricchire i vostri sentimenti ed il vostro spirito, progredendo così la vostra personalità, semplicemente avendo applicato con coerenza i principi antichi e collaudati del rispetto dell'altro. Questi incontri avranno il risultato di migliorare la qualità della vostra vita che ovviamente si ottiene mantenendo in esercizio non solo il proprio corpo, ma anche le proprie facoltà intellettive, continuando a conversare, discutere, leggere, informarsi, ascoltando l'altro, non lasciandosi emarginare e vivere una "vita priva di rapporti interpersonali e culturali".

A questo proposito, dal questionario inviatovi lo scorso anno dall'Opera Sociale, è risultato che solo il 3% di voi legge libri, mentre quasi tutti leggono giornali e riviste gradendo molto la nostra rivista "Filodiretto".

Ora, leggere un libro è capire il modo di ragionare, di sentire di tanti uomini come noi, ed è pertanto aggiungere esperienza ai nostri anni, mediante le vicende narrate dagli autori che rappresentano il sale della nostra razza umana. Su "Filodiretto "sarà pertanto destinata una pagina alla letteratura non solo indicando i libri che escono, ma riassumendo e commentando uno dei libri che risultano più letti nell'inserto settimanale "Tuttolibri" edito dal giornale "La Stampa"di Torino. Sarebbe anche molto funzionale che nei vostri incontri di gruppo, oltre al piacere di ritrovarvi e stare insieme, si ponga come obbiettivo, ad esempio, visitare opere d'arte, monumenti, città medioevali e similare, allo scopo di arricchire il vostro patrimonio culturale ed artistico ed allargare il campo della vostra conoscenza. Vedere infatti insieme un'opera d'arte, una testimonianza della nostra storia e del nostro paese, è gustare la bellezza di queste realizzazioni antiche e moderne del genio umano ma è anche mantenere attivo e vitale il nostro pensiero e la nostra affettività ripercorrendo strade già percorse in gioventù durante il periodo degli studi ed immagazzinando sensazioni positive e gratificanti nel nostro ricordo.

Nel vostro gruppo si potrà o reperire colui che, accettando l'invito, avrà il piacere e il desiderio di offrire la propria esperienza e la propria competenza in uno di questi campi e questo pensionato, che avrà fatto l'invito, allora organizzerà la gita, oppure chi fra di Voi ha fra i suoi amici un letterato, un archeologo, un competente di musica, di sport o di qualunque arte e mestiere, avrà il piacere di invitare questo amico, come ospite del gruppo, in maniera di fargli condividere la sua preziosa esperienza con tutti i convenuti. Così il pènsionato che organizzerà questo incontro avrà donato al suo gruppo il sapere del suo amico e tutti i pensionati verranno cosi arricchiti, essendo venuti a conoscenza di nozioni nuove da una fonte attendibile e magistrale. Vediamo ora come può essere considerata "la resa", il beneflcio, la positività, di una giornata vissuta con i principi che ho appena illustrato. A questo proposito mi pare opportuno sottolineare che i sentimenti negativi, ansia, insicurezza, paura, depressione, determinano o sono determinati - a seconda del parere di varie scuole scientifiche - da sostanze chimichè chiamate neuroenzimi o neurotrasmettitori che aumentano o diminuiscono nel nostro cervello. Queste sostanze neurochimiche, che gli studi più moderni hanno dimostrato accompagnare - diciamo così per uscire dall'impasse causa-effetto - i sentimenti negativi mediante cure farmacologiche o psicoterapiche, vengono ridotte e riportate alla norma con, ovviamente, il ritorno dello stato di benessere e di equilibrio psicoaffettivo della persona. Ed è su questo principio che si basano le varie terapie farmacologiche e psicoterapiche della nevrosi, delle fobie e delle depressioni.

Orbene, è ormai dimostrato che anche i sentimenti positivi di amore, di amicizia, di altruismo sottendono altre sostanze che presenti nel nostro cervello determinano con meccanismo biochimico la funzionalità delle cellule nervose (endorfine).

Pensate all'amore, sentimento principe dell'animo umano: che stato di benessere fisico e psichico determina, con la necessaria riduzione dei poteri critici per poter far vedere solo il bello ed il buono della donna o dell' uomo amato. Lo stato di benessere è fisico e psichico, con una perfetta omeostasi nel nostro organismo e questo sentimento è talmente positivo che fa scomparire l'egoismo che vi è in ogni creatura umana, per lasciare il posto all'umiltà, all'altruismo, alla gioia per la felicità che ci proviene dal solo esistere dell'altro. Essere per l'altro, vivere per l'altro e gioire per tutto ciò che l'altro possiede ed è significa amare e non parlo qui del solo amore per l'uomo o la donna amata, ma anche per l'amore dei genitori per i figli e viceversa, per l'amicizia, altro sentimento principe dell'animo umano, fatto di affinità elettive, di comunione e di immedesimazione con lo spirito dell'altro.

È chiaro pertanto che ogni azione attuata sotto la spinta di questi sentimenti porta all'uomo uno stato di benessere fisico e psichico che è sotteso dalla presenza nel nostro cervello di queste sostanze neurochimiche legate ai sentimenti positivi del vivere. A conferma di questa affermazione mi pare utile riferire le comunicazioni di Alanen, Loren, R. Mosher, e di Luc Ciompi sul progetto pilota Soteria, relazioni presentate al IX Simposio Internazionale sulla Psicoterapia della schizofrenia il 14 settembre 1988 a Torino. Il progetto Soteria è uno studio focalizzato sull'azione terapautica di un ambiente di tipo famiglia su pazienti schizofrenici acuti ricoverati in ambiente residenziale senza alcuna terapia con farmaci ad azione sul sistema nervoso. In queste tre relazioni, svolte in diversi Paesi - Finlandia, Stati Uniti, Svizzera - gli Autori confrontano i risultati terapeutici ottenuti fra due gruppi analoghi di pazienti schizofrenici trattati l'uno con il progetto Soteria e l'altro in Ospedale con terapia psicofarmacologica. Mosher afferma che la sua ricerca si è svolta assegnando a caso ai due gruppi pazienti giovani, dai 18 ai 30 anni, non sposati, diagnosticati recentemente al loro primo episodio psicotico.

Nel gruppo Soteria i pazienti, privi di terapia neurolettica, erano ricoverati in una casa tipo famiglia in piccoli gruppi (6 pazienti) con uno staff, di 6-8 persone, non professionale, cioè non psichiatri nè psicologi. L' Autore afferma che la sua aspettativa era che la riduzione dei sintomi sarebbe stata a favore del gruppo di controllo che aveva ricevuto in Ospedale una terapia neurolettica per ridurre la sintomatologia della fase acuta. Si dichiara stupito di aver scoperto che il trattamento col progetto Soteria, basato sul rapporto interpersonale e sull'ambiente, ha potuto ridurre la sintomatologia in un modo così rapido e potente almeno quanto è avvenuto nel gruppo trattato in Ospedale con neurolettici; conclude affermando che l'ambiente e lo staff non professionale che offrono al paziente appoggio, comprensione e presenza continua in strutture famigliari ottengono lo stesso effetto terapeutico degli psicofarmaci somministrati in Ospedale a pazienti colpiti dalla stessa malattia. Analogamente Luc Ciompi, nel comunicare identici risultati, afferma che la prima fase del trattamento dello psicotico, affidato al progetto Soteria, consisteva nel porre il paziente in fase acuta in una stanza in cui erano ridotti al minimo gli stimoli. Il paziente era assistito da un'infermiera con la quale instaurava stretti rapporti interpersonali. L'infermiera, il cui turno era di 48 ore continuative, doveva offrire, dice l' Autore testualmente, un appoggio caldo ed umano come una "buona madre che calma il figlio quando si sveglia da un incubo", ma non doveva mai parlare dei problemi del paziente nè della sua malattia.

Il progetto Soteria, attivato su pazienti schizzofrenici acuti e portato avanti da operatori mediante l'attuazione di un rapporto interpersonale con il paziente, ovviamente può determinarsi solo perchè nei pazienti schizofrenici rimangono presenti nuclei di normalità che accomunano paziente ed operatori e permette loro di avviare un colloquio, un rapporto, una presenza "materna" e rassicurante. Ovviamente il paziente non deve essere lasciato solo, perchè solo la presenza dell'operatore permette di "attivare" questo comportamento normale. Mi pare pertanto che queste tre esperienze terapeutiche dimostrino che i sentimenti positivi, l'appoggio caldo ed umano "come una buona madre che calma il figlio quando si sveglia da un incubo" del personale che assisteva i malati, hanno attivato nel cervello del paziente dei processi neurochimici, dei neuroenzimi che hanno avuto sulla malattia del paziente lo stesso effetto curativo degli psicofarmaci somministrati ad un analogo gruppo di pazienti ricoverati.

Sono quindi questi sentimenti positivi, queste azioni di appoggio morale, di condivisione, di compartecipazione, che hanno giovato a quei pazienti ed è proprio questo modo di vivere, di essere per gli altri, di cui vi ho parlato finora, che dobbiamo attivare in noi per ottenere quello stato di benessere globale psicofisico che caratterizzi la nostra vita di ogni giorno.

Sotto la spinta di questi principi i pensionati dell'Opera Sociale di Alba hanno costituito il Gruppo di Solidarietà Ferrero che agisce ormai da circa sei mesi e la cui opera consiste in una azione di assistenza e di ascolto presso i pensionati ammalati con i loro coniugi, in maniera che nel momento del bisogno, queste persone possono usufruire della fraterna solidarietà di una Persona che pone a disposizione il suo tempo per rendere migliore la vita dell'altro.

Non mi pare opportuno dilungarsi su questo nostro Centro di Solidarietà Ferrero, nè come si sia spontaneamente, rapidamente e funzionalmente organizzato, nè come agisce e come si attui, perchè penso che debba essere anche per Voi un atto libero di autodeterminazione, una libera scelta ed espressione di un bisogno interiore, che se questo gruppo vorrà potrà realizzare.

Posso però dirvi che è molto diffõcile stabilire se siano più gratificati in questa azione coloro che ricevono o piuttosto coloro che donano.

Del resto la stessa preghiera che i credenti rivolgono a Dio dà serenità e pace. E' ovvio peõtanto che arricchendo la nostra giornata di sentimenti positivi, amore, amicizia, altruismo, ecc..., noi arricchiamo la nostra vita e ne miglioriamo la qualità per cui un obiettivo da proporci è quello di attuare con altri rapporti interpersonali validi che sono così proficui e non rinchiudersi nella nostra realtà famigliare ed individuale.

La vita è un fatto dinamico e quanto più riusciremo ad usare il nostro tempo per gli altri, tanto più sarà positivo per noi.

Applicando questi principi, noi possiamo trasformare la nostra giornata in una autentica offerta per l'altro e così facendo noi attueremo, per noi, una giornata serena e proficua, sia dal punto di vista fisico che psichico. Donare con amore quello che abbiamo e quello che sappiamo all'altro, sia esso, ripeto, moglie, marito, figli, arnici, colleghi, vivere con il preciso intento di non creare mai sofferenza ma gioia con il nostro aiuto materiale e soprattutto morale, considerare questi principi fondamentali nel nostro rapporto con l'altro, questa è la maniera di rendere piena, positiva, autentica la nostra giornata.

Per che cosa credete che oggi noi stiamo cosi bene insieme? Certo per ciò che abbiamo mangiato e bevuto, ma anche e soprattutto perchè in questa giornata noi abbiamo vissuto delle ore gli uni per gli altri, al di fuori di ogni calcolo egoistico, al di fuori di ogni giudizio nei confronti dell'altro, dando libera vita ai nostri sentimenti di amicizia, di rispetto reciproco, di amore per il bello e per il vero, assumendo oggi una dimensione inusuale libera ed autentica, al di fuori e al di sopra dei limiti cui la nostra condizione umana ci costringe ogni giorno.

In questo giorno siamo state creature libere e felici in un rapporto vero e semplice con l'altro, in una dimensione amicale fraterna.

Mi è gradito chiudere l'esposizione di questi tre punti con la testimonianza di Robert Dantzer che in un recente libro, "L'Illusion psychosomatique", edito nell'ottobre dell'89 da Odile Jacob, con rigore scientifico illustra questi principi e ne delinea i fondamenti neurofisiologici. Riporto letteralmente la frase finale del suo libro che mi pare adattarsi a quanto fin qui detto: "L'intersecarsi del fisico e dello spirituale, del fisiologico e dello psicologico, la loro riconciliazione nelI'accettazione delle loro rispettive specifiche funzioni come delle loro interreazioni, cominciano a fare apparire un concetto che si rivela ricco di buone prospettive: il concetto della interdipendenza fra corpo e spirito ragionando in termine di legame e non di opposizione fra queste due componenti dell'Uomo.

L'approccio sperimentale e la presa di coscienza coraggiosa di questa realtà sono il viatico offerto dalla biologia moderna allo scopo di ottenere unfine finora ignorato dal sapiente: la felicità".

È pertanto adesso sufficientemente comprensibile come la terapia della salute venga da me definita come la terapia della globalità, intendendo così con questo termine la globalità della persona nel suo triplice aspetto fisico, psichico e sociale.

Solo questa visione globale permette infatti una valutazione reale della persona e del suo stato di salute; ogni altra impostazione è arbitraria e riduttiva, sia che privilegi il lato fisico che quello psichico che quello sociale, aspetti tutti importanti, ma come abbiamo visto singolarmente non determinanti per lo stato di salute.

D'altra parte la terapia della globalità non sarebbe tale se, oltre a considerare gli eventuali aspetti patologici, (siano essi fisici, psichici o sociali), non considerasse la presenza di elementi normali in questi tre aspetti, perchè è proprio su questa normalità e con il suo potenziamento che si imposta la terapia della salute, sia come ripristino della salute, sia come mantenimento della stessa.

E' infatti ovvio che, se un uomo ha una polmonite (elemento patologico fisico), ma ha anche un apparato cardiocircolatorio in efficienza (normalità fisica), con una decisa volontà di guarire, un ottimismo sul suo futuro, (perchè la sua maniera di essere con se stesso è serena, non conflittuale, soddisfacente) (normalità psichica) e questa persona vive in un ambiente famigliare e sociale positivo, gratificante, in un rapporto di amore, stima ed amicizia (normalità socio ambientale), l'indice di gravità della malattia stessa sarà basso e la terapia antibiotica troverà il soggetto adatto per debellare l'infezione provocata dall'agente eziologico, virus o batterio che sia. E ciò avviene sia per l'azione degli antibiotici, ma anche e soprattutto perchè le normalità su descritte aumentano il potere anticorporale e di difesa dell'organismo contro il germe, perchè la potenzialità di difesa di un organismo alle infezioni è aumentata da movimenti enzimatici e anticorporali, determinati dalle normalità esistenti nel soggetto stesso.

Ben diversa è infatti la reazione dell'intero organismo di una persona anziana sola, che, essendo in una Casa di Riposo, perchè non più ospitabile in famiglia, o perchè senza famiglia, viene colpita dallo stesso germe che ha colpito il paziente prima citato, cioè il batterio della polmonite. Questo individuo, pur curato con gli stessi antibiotici, non reagisce alla malattia e soccombe perchè non più motivato a vivere.

Da qui le statistiche inglesi sulla maggiore mortalità di popolazione anziana colpita dalla morte del coniuge o del figlio rispetto ad una popolazione analoga di pari età, sesso e situazione sociale e per questo stesso motivo vi è una mortalità più alta in soggetti al loro primo anno di ricovero in Casa di Riposo, rispetto ad analoga popolazione ospitata nella propria casa o nel proprio ambiente.

Quindi la terapia della salute non può non considerare essenziale e determinante il mantenimento ed il potenziamento di queste normalità. L'Opera Sociale infatti agisce per arricchire la normalità fisica con la ginnastica, gli esercizi respiratori, il camminare, le diete, l'idratazione e la eliminazione dei fattori di rischio patogeni. Ma soprattutto, però intende privilegiare le "normalità" dal punto di vista psichico, intellettuale ed affettivo, data l'importanza che il potenziamento di queste componenti "normali" assumono per vivere bene il proprio pensionamento e la vita di gruppo.

Permettetemi a questo punto di sottolineare che questo metodo globale di prevenire gli aspetti negativi del pensionamento e dell'età, privilegiando ed esercitando i valori normali, spirituali e morali della vita, è un metodo terapeutico, valido per tutte le età e che, nel Vostro caso specifico, non rappresenta che la prosecuzione del modo con cui avete vissuto la Vostra vita di lavoro in Ferrero. Come siete stati quando lavoravate, cosi avete continuato ad essere quando siete stati pensionati, per cui non vi è stata alcuna modificazione del modo di vivere ed il pensionamento è stato un evento positivo e felice.


Siamo infatti convinti di non avervi proposto modi nuovi di vivere, anzi siamo certi che voi comprendete le nostre parole ed i nostri intenti, perchè avete applicato i principi che siamo venuti illustrando nella vostra vita di lavoro che, perchè cosi vissuta, è oggi da voi ricordata con tanto orgoglio e nostalgia.

Non sarei un vecchio medico ed un uomo pratico se non sapessi che solo in determinate e rare circostanze riusciremo ad attuare la terapia della globalità e soprattutto ad essere così con noi e con gli altri. Ebbene il mio augurio è che, anche al di fuori del ristretto cerchio della Vostra famiglia, all'insegna del potenziamento e arricchimento della vostra normalità, riusciate a vivere cosi tutta la vostra vita. Non è difficile e la storia dell'umanità ce lo insegna con innumerevoli esempi di uomini che cosi hanno voluto vivere ed hanno vissuto.

Per adesso cominciate ad aumentare le occasioni di questi incontri e cominciate ad essere per gli altri come siete per i Vostri famigliari e vedrete che la libertà che vi concede il Vostro pensionamento darà più frutti al Vostro corpo ed al Vostro spirito e vi farà sentire di essere uomini nel più completo ed elevato modo con cui si possa vivere su questa terra. E non importa nulla se il risultato alla Vostra azione positiva non sarà tangibile, il risultato non conta. Conta quello che voi in una giornata siete stati capaci di dare e di ciò che sentirete dentro di voi alla sera, quando farete il bilancio della vostra giornata.

Per questo io dico ai miei ammalati grazie, quando li saluto, perchè mi hanno permesso di essere per loro e di giustificare la mia vita e la mia fatica nel vivere, adesso dico grazie a Voi di avermi ascoltato con pazienza e di avermi permesso di donarvi ciò che ho imparato in tutta una vita, nella speranza che possa essere di aiuto e di sollievo, di speranza e di forza per qualcuno di Voi.


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