LA VITA IN FONDAZIONE

di Maria Franca Ferrero

Nel 1983, quando mio marito pensò alla creazione di un luogo che potesse accogliere gli ex dipendenti, si espresse con queste parole:

«Desidero che le persone che hanno contribuito con noi a sviluppare prodotti innovativi e a diffonderli in tutto il mondo e che per questo hanno continuamente stimolato la loro creatività, possano avere uno spazio fisico, delle risorse umane e finanziarie a disposizione, per continuare ad imparare cose nuove con il patto che il frutto delle cose imparate sia anche donato al territorio».

Traducendo in pratica questi valori, sono nati, nel corso di trenta anni, oltre quaranta gruppi di attività, gli eventi culturali, le mostre, le conferenze. Ma soprattutto attenzione, cura e pazienza, giorno dopo giorno, hanno fatto crescere la Fondazione, facendola diventare quella che è oggi.

In questi ultimi anni, ci siamo resi conto che la Fondazione è diventata un modello, perché dalla letteratura scientifica più recente e dalle considerazioni di importanti studiosi emerge che attività creative, ricreative e socializzanti intraprese per sé e per gli altri, unite a uno stile di vita corretto, favoriscono l’invecchiamento attivo e di successo. In Fondazione gli anziani non sono rinchiusi nella loro condizione: la terza età è vissuta come un’epoca di ricchezza, in cui è valorizzato il capitale sociale dei singoli, il patrimonio di valori, esperienze, saggezza e umanità che contraddistingue la persona anziana. La vita in Fondazione non lascia spazio a solitudine e marginalità, tutto si svolge all’insegna della creatività, dell’operosità, della formazione personale, del coinvolgimento, delle relazioni sociali, della scoperta e della realizzazione delle proprie potenzialità. Nuovi stimoli fioriscono dagli incontri fra generazioni, dal volontariato e dalla convinzione che si può imparare e si può essere utili a qualsiasi età.

Il concetto di comunità per la nostra Fondazione è estremamente importante. Prima della pensione queste donne e questi uomini erano parte di una realtà grande, l’Azienda, di cui condividevano successi e sfide: sentivano in maniera tangibile la propria importanza nello sviluppo e nella crescita della Ferrero. Nello stesso modo, grazie alla Fondazione le persone, dopo la pensione, devono continuare a sentirsi parte di una comunità riconosciuta sul territorio, le cui attività hanno una valenza sociale importante, anche per il luogo in cui vivono. Sentirsi orgogliosi e fieri di essere parte di una comunità come quella della Fondazione accende nelle persone il senso di appartenenza e la voglia di restituire, di continuare a far crescere la comunità.

Oltre alle attività sociali, la Fondazione sostiene, promuove, organizza e finanzia progetti ed eventi che approfondiscono e intrecciano scienza e ricerca, arte e cultura, discipline economiche e sociali, eroga borse di studio e organizza, in collaborazione con l’Università di Torino, il Master in II livello in Scienza e Tecnologia dell’Alimentazione Umana, intitolato a Michele Ferrero. In sintonia con i valori d’impresa, la Fondazione promuove occasioni di confronto a favore di una cultura attiva, creativa e responsabile. Nel campo della storia dell’arte, gli interessi e le azioni della Fondazione spaziano dal XV secolo all’età contemporanea. Nel rispetto dei princìpi etici della nostra famiglia, la Fondazione di Alba è punto di riferimento per tutte le realtà aziendali del Gruppo; è stata un modello sia per l’Opera Sociale di Stadtallendorf, in Germania, sia per tutte le iniziative sostenute dalla Ferrero Francia a favore di dipendenti, anziani e bambini. E lo sarà, in futuro, per le Imprese Sociali Ferrero in India, Sud Africa e Camerun.

Da oltre trenta anni lavorare, creare, donare è il motto della Fondazione. Ma è una filosofia che ha ispirato l’intera vita di mio marito e che lui ha trasmesso a me, alla sua famiglia e a tutti i collaboratori delle Aziende.