BEPPE FENOGLIO - Cronologia della vita e delle opere

1922
Giuseppe (Beppe) Fenoglio nasce ad Alba il 1° marzo, da Amilcare (1882-1972) e Margherita Faccenda (1896-1989). È il primogenito di tre figli: un anno dopo di lui nascerà Walter (1923-2007), e dopo undici Marisa (1933-2021). Il padre è originario di Monforte, sceso in città per trovare lavoro come garzone di macelleria; uomo di animo mite, lavoratore, di orientamento politico filo socialista. La madre è di Canale d’Alba, nell’Oltretanaro, di educazione cattolica; donna energica e autoritaria, ma anche attenta e amorevole con i figli.

1928 - 29

Verso la fine degli anni venti Amilcare Fenoglio diviene proprietario di una macelleria nell’antico centro di Alba, a fianco del Duomo, in piazza Rossetti 1. La famiglia si trasferisce in un appartamento sopra la bottega, dove i Fenoglio vivranno fino al 1957.

1928 - 32
Il piccolo Beppe supera in quattro anni le cinque classi elementari presso la scuola «Michele Coppino». È affetto da una lieve balbuzie che si accentua negli stati emozionali. Su consiglio dell’insegnante di religione, Don Virginio Vigolungo, la madre lo iscrive al ginnasio.

1932 - 37
Frequenta il Ginnasio “Giuseppe Govone” di Alba. Con lo studio della lingua inglese, iniziato sotto la guida della professoressa Maria Lucia Marchiaro, nasce in lui la passione per la civiltà e la letteratura anglosassoni. Insieme alla lettura di libri inglesi presi in prestito dalla biblioteca della scuola, sono di questi anni le sue prime prove di traduzione. Alto, magro, ha un carattere sportivo: gioca nelle squadre di calcio e di pallacanestro del Liceo; nel tempo libero pratica il gioco del pallone elastico, e d’estate nuota nel fiume Tanaro. Durante le vacanze estive trascorre lunghi periodi in Alta Langa, a San Benedetto e a Murazzano, ospite di parenti paterni.

1937 - 40
In prima liceo ha per professore di filosofia Don Natale Bussi, rettore del Seminario diocesano, con il quale Fenoglio manterrà cordiali rapporti per tutta la vita; in terza due insegnanti d’eccezione: per l’italiano Leonardo Cocito, già suo professore nell’ultima classe del ginnasio, e per la storia e la filosofia, Pietro Chiodi, entrambi maestri mai dimenticati di antifascismo. È timido nei rapporti con le compagne, sulle quali, tuttavia, il fascino della sua cultura anglofona e una naturale eleganza non mancano di fare colpo.

1940 - 43
Si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, che frequenta saltuariamente, sostenendo nel biennio otto esami, con scarso interesse e risultati non brillanti. Nel gennaio del 1943 è chiamato alle armi e frequenta il corso di addestramento Allievi ufficiali, prima a Ceva (Cuneo), poi a Pietralata (Roma). Dopo l’armistizio dell’8 settembre e lo sfasciarsi dell’esercito regio risale avventurosamente al nord, e ritorna a casa. In dicembre, insieme al fratello Walter, partecipa all’assedio della caserma dei carabinieri di Alba, che vengono costretti a liberare i padri dei giovani renitenti ai bandi di reclutamento fascisti, tra i quali figurava anche Amilcare Fenoglio.

1944

Nel gennaio si unisce alle prime formazioni partigiane, entrando in un raggruppamento garibaldino comandato dal tenente Rossi, detto «il Biondo», e operante nella zona tra Murazzano e Mombarcaro. Il 3 marzo partecipa al combattimento di Carrù. Il fratello Walter, che in seguito all’arresto del padre si era presentato al distretto di Mondovì, diserta e si nasconde a casa. Anche Beppe, dopo un massiccio rastrellamento fascista seguito all’episodio di Carrù, rientra in famiglia.
In seguito a una spiata, il 22 settembre, tutti i membri della famiglia Fenoglio vengono arrestati e condotti in una caserma di Corso Piave. La madre, che insieme alla figlia undicenne viene rilasciata il mattino seguente, si adopra con energia, rivolgendosi al Podestà e al vescovo di Alba, Monsignor Luigi Grassi, per ottenere la liberazione del marito e degli altri due figli. Poco dopo, Walter e Beppe prendono definitivamente la via delle colline, unendosi alle Formazioni Autonome Militari di Enrico Martini Mauri e di Piero Balbo. I due fratelli fanno parte del presidio di Mango della II Divisione Langhe, agli ordini di Piero Ghiacci (il Pierre del Partigiano Johnny), e in tale veste, dal 10 ottobre al 2 novembre, partecipano all’occupazione di Alba. Dopo il proclama del comandante delle forze alleate nel Mediterraneo, generale Harold Alexander, che invitava i partigiani a disperdersi per riprendere l’azione decisiva in primavera, trascorre l’inverno in un terribile isolamento, per lo più soggiornando a Cascina della Langa.

1945
Il 24 febbraio partecipa al combattimento di Valdivilla in cui vengono uccisi, o fucilati dopo la cattura, cinque partigiani. Successivamente svolge il compito di ufficiale di collegamento con le missioni alleate nel Monferrato, nel Vercellese e nella Lomellina, prendendo parte al combattimento di Montemagno (19 aprile). Continua a svolgere il ruolo di interprete per i militari alleati anche dopo la Liberazione, rientrando ad Alba ai primi di giugno. Vive con grande disagio il ritorno alla vita civile.

1946
Al referendum istituzionale del 2 giugno vota per la Monarchia.
Si dedica interamente alla scrittura (sono di questo periodo gli Appunti partigiani, una larga parte dei quali verrà miracolosamente ritrovata e pubblicata nel 1994). Alla madre, che lo rimprovera per aver abbandonato gli studi universitari, risponde deciso: «La mia laurea me la porteranno a casa, e sarà il mio primo libro pubblicato».

1947
Per la sua conoscenza dell’inglese e del francese, in maggio è assunto come corrispondente con l’estero da un’azienda vinicola che esporta soprattutto vermut e spumanti: la ditta Marengo, con sede nei pressi della stazione di Alba. Il modesto impiego gli lascia ampie fasce di tempo per scrivere, anche in ufficio, quando è libero dai suoi doveri. Si reca per lavoro a Genova, a Torino, e talvolta in Francia.

1949
Con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti pubblica su «Pesci Rossi» (bollettino editoriale di Bompiani) il suo primo racconto: Il trucco. Presenta senza successo, a vari editori, la raccolta Racconti della guerra civile.

1950
Alla fine dell’estate invia ad Einaudi il romanzo La paga del sabato. Italo Calvino gli risponde il 2 novembre con una lunga e amichevole lettera in cui, oltre a riconoscere il valore formale del libro, indica nell’aver «parlato per la prima volta con rigorosa chiarezza del problema morale di tanti giovani ex-partigiani» il suo merito principale. Tra i due scrittori si sviluppa un cordiale rapporto epistolare, quindi una duratura amicizia. Il manoscritto viene girato a Elio Vittorini, in procinto di varare i «Gettoni», una collana sperimentale di narrativa da questi ideata in accordo con Einaudi.

1951
Il 4 gennaio si reca a Torino per incontrare Calvino, Vittorini e Natalia Ginzburg. Viene concordata una revisione del romanzo. Ma in luogo di questo, Fenoglio inizia a mettere a punto una nuova raccolta di racconti: ai Racconti della guerra civile si vanno aggiungendo quelli da lui definiti «della cosiddetta pace».
Insieme con Felice Campanello e Gianni Toppino dà vita a un programma di attività culturali presso il Circolo Sociale, luogo d’incontro della borghesia albese. In alcune serate vengono lette sue traduzioni di poesie di T. S. Eliot, G. M. Hopkins e John Donne. Il Circolo e il bar dell’Hotel Savona sono i suoi ritrovi abituali, dove fa spesso tardi conversando con gli amici, fra i quali il fotografo Aldo Agnelli, Carlo Prandi, Renzo Levis, Francesco «Chicchi» Morra, Ettore Costa, Eugenio Corsini e Ugo Cerrato. Alla passione per lo sport si aggiungono le scampagnate in collina; mete preferite: Niella, Feisoglio e San Benedetto, con l’osteria di Placido. Frequenti anche le serate in casa del medico di Alba, Michelangelo Masera.

1952

Al termine di una complessa vicenda editoriale, in giugno esce il volume I ventitre giorni della città di Alba, undicesimo dei «Gettoni» Einaudi. Dopo averlo ringraziato per la sua favorevole recensione, sviluppa un rapporto epistolare altrettanto cordiale con Giambattista Vicari, che sta per varare una nuova rivista d’arte e letteratura («il Caffè»).

1953
Nell’estate termina di scrivere La malora.

1954
Agli inizi di agosto esce La malora, con un singolare risvolto di copertina scritto da Vittorini, polemico verso i «giovani scrittori dal piglio moderno e dalla lingua facile». Fenoglio ne è profondamente contrariato. Sul numero di dicembre del «Caffè» di Vicari appare un suo brevissimo e fulminante racconto, Il gorgo.

1955

Sul numero di ottobre di «Paragone» appare il racconto Un giorno di fuoco; la rivista «Itinerari» pubblica la sua traduzione di The Rime of Ancient Mariner (La ballata del vecchio marinaio) di S. T. Coleridge.

1957
Il fratello Walter, laureatosi in Legge, ha intrapreso da anni una brillante carriera che lo porta ora a Ginevra a dirigere la Fiat Suisse. La sorella Marisa, che si è pure laureata in Scienze naturali, si sposa e va a vivere in Germania. I vecchi Fenoglio lasciano la macelleria e si trasferiscono, sempre con Beppe, in corso Langhe, dove già avevano abitato molti anni prima, poi in corso Coppino.

1958
I suoi rapporti con la casa editrice torinese sono entrati in crisi dopo l’uscita della Malora, né aiutano a migliorarli le sue ristrettezze finanziarie e i cronici ritardi nei pagamenti dei diritti d’autore. In primavera si reca a Milano per fare la conoscenza di Livio Garzanti (che lo ha cercato su consiglio di Pietro Citati, a sua volta contattato da Pietro Chiodi) e gli presenta in lettura la prima parte di un lungo manoscritto sulle vicende di un giovane di Alba chiamato Johnny negli anni della Seconda guerra mondiale. Tra novembre e dicembre si ammala di pleurite.

1959
Nella collana «Romanzi Moderni Garzanti», curata da Pietro Citati, esce a fine aprile Primavera di bellezza, non più legato, come nel progetto iniziale, a una seconda parte, ma romanzo a sé stante. Firma con Garzanti un contratto contenente una clausola di opzione per cinque anni su tutti i suoi inediti. Lavora a un nuovo romanzo ambientato nell’estate del 1944, che ha per protagonista il partigiano Milton. All’inizio dell’inverno si sottopone a un urgente esame medico generale, a Torino, al termine del quale gli viene riscontrata un’affezione alle coronarie, complicata da asma bronchiale.

1960
Il 9 gennaio incontra in Alba il giovane regista Giulio Questi, con il quale lavora al progetto di un film basato su una nuova storia con protagonista il partigiano Milton: «un intreccio romantico, non già sullo sfondo della guerra civile in Italia, ma nel fitto di detta guerra», come la descriverà in una lettera a Livio Garzanti l’8 marzo. A fasi alterne, continuerà a lavorare a questo romanzo (Una questione privata), molto probabilmente, fino all’autunno del 1962.
Il 28 marzo sposa in rito civile Luciana Bombardi, una giovane conosciuta e amata già nell’immediato dopoguerra, la cui famiglia ha un noto negozio di pelletterie nella centrale via Maestra. Meta del viaggio di nozze, Ginevra, dove può contare sull’ospitalità del fratello Walter.
Una giuria presieduta da Arturo Carlo Jemolo gli conferisce il Premio Prato per il romanzo Primavera di bellezza.

1961
Il 9 gennaio nasce la figlia Margherita. Per lei, che porta il nome della nonna, scrive due favole (La favola del nonno e Il bambino che rubò uno scudo). Calvino lo esorta a raccogliere i suoi nuovi racconti, in parte letti in rivista, per presentarli al premio internazionale Formentor. Su invito di Giulio Einaudi lavora a una serie di racconti fantastici e, nel mese di luglio, invia a Giovanni Arpino il racconto Una crociera agli antipodi. Lavora a una nuova raccolta che vorrebbe intitolare Racconti del parentado, e che, al momento della firma del contratto con Einaudi (28 novembre), accetta si chiami Un giorno di fuoco. Il libro è avviato alla stampa; ma l’editore Garzanti rivendica su di esso i propri diritti e la pubblicazione viene quindi bloccata. Inizia a comporre gli Epigrammi, e collabora con il regista Gianfranco Bettetini a un nuovo progetto di sceneggiatura cinematografica, questa volta di argomento paesano.

1962
Sul numero di giugno di «Paragone» esce il racconto Ma il mio amore è Paco per il quale gli viene assegnato il premio Alpi Apuane. Il secondo finesettimana di agosto si reca al Pasquilio, in Alta Versilia, per riceverlo di persona, festeggiato da alcuni dei suoi più convinti ammiratori, Anna Banti e Roberto Longhi. Allarmato da un’emottisi, la sera stessa rientra ad Alba. Gli viene diagnosticata una forma di tubercolosi con complicazioni respiratorie, e per curarla trascorre un periodo di riposo a Bossolasco, presso l’Hotel Bellavista, dove legge, scrive, fa passeggiate e conversa con alcuni pittori torinesi, abituali frequentatori di quella località, o con gli amici albesi che salgono a trovarlo. La malattia si aggrava e viene ricoverato prima in una clinica privata di Bra, poi all’Ospedale delle Molinette di Torino, dove gli viene riconosciuto un cancro ai bronchi.

1963
Ai primi di febbraio, con l’aggravarsi del male, soffre di spaventose crisi da soffocamento. Comunica con gli amici e i familiari scrivendo sui foglietti di un taccuino. Si spenge la notte tra il 17 e il 18 febbraio. Viene sepolto nel cimitero di Alba.
Otto giorni prima della morte, per iniziativa di Lorenzo Mondo, «La Gazzetta del Popolo» aveva pubblicato l’atto unico Solitudine.


Le pubblicazioni postume

Nella primavera del 1963, appena due mesi dopo la morte dello scrittore, l’editore Garzanti pubblica Un giorno di fuoco, titolo sotto il quale compaiono i sei «racconti del parentado», altri sei precedentemente apparsi in rivista o ricavati dalle sue carte, e il romanzo Una questione privata. Nel 1968, a cura di Lorenzo Mondo esce da Einaudi Il partigiano Johnny, che conquista a Fenoglio un vasto pubblico di lettori. Nel 1969, a cura di Maria Corti, viene pubblicata La paga del sabato, il romanzo giovanile rimasto inedito. Nel 1973 Gino Rizzo pubblica, sempre da Einaudi, una raccolta di inediti, Un Fenoglio alla Prima guerra mondiale, che comprende le serie incompiute di Il paese e I penultimi, due racconti (La licenza e Il mortorio Boeri) e un testo appena avviato, di incerto sviluppo, da cui prende titolo il volume. Nel 1974, a cura di Francesco De Nicola, appare La voce nella tempesta, la giovanile riduzione teatrale del romanzo Cime tempestose di Emily Brontë. Nel 1978 Einaudi pubblica le Opere complete in tre volumi (di cui il primo in tre tomi), edizione critica diretta da Maria Corti. Nel 1982, a cura di John Meddemmen, viene pubblicata sempre da Einaudi la traduzione di The Wind in the Willows (Il vento nei salici) di Kenneth Grahame. Nel 1992 esce nella «Biblioteca della Pléiade» Einaudi-Gallimard il volume Romanzi e racconti, a cura di Dante Isella, che propone un diverso assetto testuale per Il partigiano Johnny. Nel 1994 Lorenzo Mondo cura per Einaudi la pubblicazione dei ritrovati Appunti partigiani, nucleo generatore della narrativa resistenziale di Fenoglio. Sempre da Einaudi appare, nel 2000, il Quaderno di traduzioni a cura di Mark Pietralunga. Nel 2002 Luca Bufano cura per Einaudi, in collaborazione con la Fondazione Ferrero, le Lettere (1940-1962). L’anno successivo, sempre a cura di Bufano, appaiono presso Einaudi quattro racconti precedentemente classificati come traduzioni dall’inglese, Una crociera agli antipodi e altri racconti fantastici; nel 2005, a cura di Gabriele Pedullà, gli Epigrammi; nel 2007, a cura di Luca Bufano, Tutti i racconti, secondo un ordinamento generale che riflette il più possibile le ultime indicazioni dell’autore; nel 2008, a cura di Elisabetta Brozzi, Teatro, e, con una nota di Margherita Fenoglio, La favola delle due galline; nel 2012, a cura di Gabriele Pedullà, Tutti i romanzi; nel 2015, sempre a cura di Pedullà, Il libro di Johnny, che comprende la prima redazione di Primavera di bellezza e la prima redazione del Partigiano Johnny.

A cura di Luca Bufano